Attentato a Brindisi, le nostre colpe non si lavano in un giorno

Chi siano i mandanti dello spregevole attentato che ieri mattina ha colpito la scuola Francesca Morvillo Falcone di Brindisi, provocando la morte della sedicenne Melissa Bassi, non è ancora chiarito. Se inizialmente, infatti, i sospetti erano ricaduti sulla Mafia e sulla Sacra Corona Unita, a causa di una serie di coincidenze, quali l’intestazione della scuola alla moglie dell’uomo simbolo della lotta alla criminalità organizzata e il passaggio proprio a Brindisi e in quello stesso giorno della carovana antimafia, questa tesi è poi stata confutata da molti esperti.
C’è, quindi, chi ha parlato di una improbabile matrice terroristica e perfino chi ha ricollegato l’attentato ad un ipotetico movente passionale o all’azione di un folle. La giustizia ora farà il suo corso e tenterà di scoprire ed arrestare i responsabili di quest’osceno crimine, ma intanto in tutta Italia sono state organizzate manifestazioni e presidi contro la violenze dalle mafie. Ancora una volta, però, c’è voluto un morto per ricordarci che esiste la mafia e che non possiamo fare finta di niente.
Da Milano a Palermo i giovani e i loro genitori sono scesi nelle piazze per dimostrare che noi siamo più forti e che, volendo, tutti insieme potremmo anche vincere e ribellarci a questa prepotenza. Ma non mi commuovo più davanti alle fiaccolate commemorative, anzi mi incazzo. Mi incazzo con tutti noi che fino a questa mattina abbiamo fatto finta che da venti anni a questa a parte la mafia si sia magicamente dissoluta nel nulla. Che dalla morte di Giovanni Falcone prima e di Paolo Borsellino poi i boss di tutta Italia abbiano deciso di ritirarsi a vita privata. E, come sempre in Italia, soltanto la morte di un innocente ci ha ricordato che la mafia esiste e di quanto faccia schifo.
Mi incazzo talmente tanto che vorrei un maxiprocesso, come quello del 1986, contro tutta la popolazione italiana, ovviamente me compreso. Un unico capo d’imputazione: collusione. Con il nostro non voler vedere, non voler sentire e non voler sapere ci siamo infatti tutti resi complici di questa gente. E non è sufficiente una bella quanto ipocrita manifestazione di piazza per pulirci la coscienza, se poi già oggi torniamo a farci i fatti nostri.
Per questo ho deciso di pubblicare questo mio articolo oggi: perché almeno il giorno dopo l’attentato di Brindisi tutti dobbiamo ricordarci di quant’era bella Melissa, ma soprattutto che tutti insieme possiamo vincere, se solo lo volessimo.
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Dom 20/05/2012 da Fabrizio Capecelatro



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