Chi l’ha visto: ultima puntata su Yara Gambirasio, Lucia Manca, Roberta Ragusa (8 febbraio 2012)

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Chi l'ha visto: ultima puntata dell'8 febbraio 2012

Anche oggi vi racconteremo l’ultima puntata di Chi l’ha visto, andata in onda l’8 febbraio 2012 su Rai Tre. La trasmissione di Federica Sciarelli ha trattato oggi ancora una volta casi di cronaca italiani importantissimi, come l’omicidio di Yara Gambirasio e la tristissima morte di Lucia Manca per cui è stato arrestato Renzo Dekleva, il marito. Chi l’ha visto ha intervistato in esclusiva l’altra donna di Dekleva.

Lucia Manca
La donna che aveva una relazione con Renzo Dekleva, il marito di Lucia Manca, ha rilasciato un’intervista esclusiva alla redazione di Chi l’ha visto. La donna convenzionalmente chiamata Cristina, ha fermamente negato di essere l’amante di Dekleva. L’uomo infatti le aveva sempre detto di avere interrotto il matrimonio con la moglie ben sei anni prima del loro incontro e le aveva anche raccontato che Lucia era a conoscenza della loro storia, da sempre vissuta alla luce del sole. “Mi aveva detto che vivevano come fratello e sorella, che avevano già la causa di divorzio in atto e che all’inizio dell’anno scorso Lucia era andata a vivere a Milano”. Dekleva aveva anche conosciuto i figli della nuova compagna, gli amici e la famiglia, creando così una vera e propria vita parallela.

“Con me ha pianto tante volte dal 7 luglio in poi (NdR:il giorno della scomparsa di Lucia) per il dispiacere di ciò che era accaduto”. Cristina ha affermato di avere chiesto più volte a Renzo Dekleva se fosse stato lui a uccidere la moglie e l’uomo, negando, si era anche molto risentito di queste accuse.

“Tutte le donne che hanno a che fare con lui devono sopravvivere ed essere più forti di lui, perchè lui ha provato ad annientarci. Speriamo che la giustizia faccia il suo corso. Lui è il frutto di una vita passata fra le menzogne”, ha affermato Cristina.

I due si sono visti l’ultima volta il sabato precedente l’arresto di Dekleva e lui continuava a ripeterle di volere una seconda possibilità, per poterle dimostrare di essere innocente e non aver fatto del male alla moglie. Tre giorni dopo l’arresto: “Aspettavo questo momento da tanto. Tutto ciò che farò da adesso in poi sarà soprattutto per Lucia, che è la vera vittima di questa vicenda”.

La sera della scomparsa di Lucia Manca Renzo Dekleva aveva un appuntamento con Cristina, ma l’uomo ritardò di qualche ora e arrivò di fretta e trafelato. “Ho risolto tutti i miei problemi”, confidò a Cristina. Secondo gli inquirenti Dekleva uccise la moglie tra le 17.30 e le 21:30. Di notte caricò il corpo della donna sulla sua auto (nel portabagagli sono state trovate tracce di saliva di Lucia) e lo abbandonò sotto il ponte di Cogollo del Cengio. Nella denuncia di scomparsa, fatta il giorno successivo, disse che la moglie era sparita al mattino mentre andava a lavorare.

Cristina è venuta a sapere della scomparsa di Lucia Manca da un’amica solo il 13 luglio, ben sei giorni la sparizione. In quella settimana Dekleva e Cristina si erano regolarmente visti e Renzo non aveva detto nulla alla donna che diceva di amare. “Mi confidò di non avermelo detto perchè pensava che tornasse e non capiva il perchè”, ha spiegato Cristina.

Tracce di dna di Lucia Manca sono state ritrovate nel portabagagli dell’auto di Renzo Dekleva, proprio vicino il posto della ruota di scorta. Questa è stata una delle prove più schiaccianti per la colpevolezza di Dekleva.

Tra le cause dell’omicidio ci sarebbe l’atteggiamento sempre più sospettoso di Lucia nei confronti del marito. Lo minacciava di lasciarlo, di tenere la casa e di prendere i soldi in comune. Gli aveva persino sequestrato le chiavi dello scooter di cui lei pagava le rate e aveva contattato telefonicamente Cristina proprio 3 giorni prima della sua morte.

Roberta Ragusa
La trasmissione Chi l’ha visto si è già occupata della scomparsa misteriosa di Roberta Ragusa, moglie e madre di famiglia con una vita normalissima sparita in pigiama di notte dopo aver preparato la lista della spesa.

Roberta è scomparsa la notte tra il 12 e il 13 gennaio 2012 dalla sua casa vicino Pisa. L’ultimo a vederla è stato il marito Antonio Logli. Roberta era in pigiama in cucina poco dopo la mezzanotte quando Antonio le ha dato la buonanotte e si è addormentato. L’indomani mattina si è svegliato e di lei non c’era più nessuna traccia.

Roberta e Antonio sono sposati da 20 anni e gestiscono un’autoscuola a conduzione familiare. La sua vita sembrava normalissima e nulla sembrava andare per il verso storto. Eppure oggi tutte le ipotesi sono aperte.

Gli inquirenti sembrano però preferire la pista della fuga volontaria. Sembra che Roberta avesse con sè una somma pari a circa 500 euro e sembra che una persona a lei vicino le abbia dato supporto logistico per la sparizione.

Sono arrivate intanto alcune segnalazioni: sembra che la donna sia stata vista in una paninoteca la notte della scomparsa e in un supermercato la mattina successiva. La donna avvistata aveva un pigiama rosa, proprio come Roberta. Un’altra testimonianza è arrivata da Viareggio. Un uomo ha detto di averla vista in vestaglia, ma Roberta indossava solo un pigiama e non una vestaglia.

Un luogo su cui andrebbe forse cercata Roberta è il monte vicino Pisa in cui ci sono le cosiddette Buche delle Fate, vere e proprie grotte sotterranee profonde fino a 70 metri che negli anni sono state teatro di fatti di cronaca nera.

I giornalisti di Chi l’ha visto hanno chiesto agli speleologi CAI di Pisa di controllare le Buche per scongiurare il rischio che Roberta possa trovarsi lì sotto. Con loro c’era anche il giornalista Ercole Rocchetti. All’interno per fortuna non è stato trovato nulla, ma il mistero sulla sorte di Roberta continua.

In diretta telefonica è intervenuta Maria la cugina di Roberta Ragusa, che ha detto: “Potrebbe essere uscita in stato confusionale in seguito alla caduta dei giorni precedenti e potrebbe poi aver incontrato dei malintenzionati. A questo punto si pensa di tutto. Non avrebbe mai lasciato i ragazzi e il marito, non è nel suo carattere. forse è ancora in stato confusionale oppure potrebbe essere ancora impossibilitata a farsi viva”.

Yara Gambirasio
La novità sul caso di Yara Gambirasio è che sono stati prelevati i dna di alcune ragazzine di Bonate Sotto, un paese vicino Brembate Sopra. E’ proprio dai prelievi del dna che da mesi si aspetta una svolta in questo terribile caso.

Nelle scorse settimane la pm che segue il caso, Letizia Ruggeri, è stata molto criticata per aver negato alla famiglia Gambirasio e ai consulenti di parte l’accesso ai documenti delle indagini e ai dna prelevati e trovati sul corpo della piccola Yara. Proprio ieri il pc ha informalmente incontrato la famiglia di Yara motivando questa scelta e spiegando le sue ragioni.

E sono proprio le indagini e i prelievi di dna ad aver suscitato moltissime critiche. L’assessore regionale Daniele Belotti ha denunciato un gravissimo errore nelle indagini: secondo le sue dichiarazioni carabinieri e polizia avrebbero prelevato il dna alle stesse persone. Questa notizia, se confermata, rappresenterebbe una falla imperdonabile nelle indagini. Polizia e carabinieri non si coordinerebbero tra loro e farebbero addirittura un lavoro doppio.

Tra le critiche mosse al pubblico ministero quella di aver dissequestrato troppo presto il campo abbandonato in cui è stato ritrovato il corpo di Yara (solo il giorno dopo il ritrovamento). Solo qualche giorno dopo l’anatomopatologa Cristina Cattaneo che si occupava dell’autopsia tornò sul campo per analizzare la vegetazione e il pm fece recintare nuovamente l’area. Percè questi errori così grossolani?

Marina Loreto
C’è un’importante novità anche sul caso di Marina Loreto, la giovane uccisa nel 1993 a Ponte San Piatro (a pochi chilometri dal paese di Yara). Due carabinieri hanno rivisto le foto del corpo di Marina e hanno trovato un capello impigliato nell’anello che portava Marina. Purtroppo in questi anni questo importantissimo reperto è scomparso. I vestiti della giovane sono stati gettati negli anni dai genitori e l’anello invece è portato sempre dalla sorella della giovane.

Le torture di De Tormentis
Era presente in studio Nicola Rao, un giornalista Rai che di recente ha scritto il libro Colpo al cuore in cui parla di De Tormentis, un esponente delle forze dell’ordine che negli anni delle Brigate Rosse avrebbe sottoposto a tortura alcuni detenuti esponenti proprio delle Brigate Rosse.

Gianloreto Carbone, giornalista di Chi l’ha visto, ha intervistato Enrico Triaca che negli anni 70 subì torture gravissime sotto minaccia di morte se non avesse rivelato i nomi dei complici. Triaca denunciò le minacce subite ma fu poi accusato di calunnia.

Nicola Rao di recente ha avuto modo di incontrare e intervistare De Tormentis che tra silenzi e mezze ammissioni confermò l’usanza delle torture sugli esponenti delle Brigate Rosse. Tra le torture peggiori c’era la somministrazione di acqua e sale direttamente in bocca dei malcapitati tramite un imbuto. Al malcapitato veniva tappato il naso e l’acqua e il sale servivano a simulare l’effetto di annegamento con acqua di mare.

Vladimiro Miragliotti
E’ un uomo mite Vladimiro Miragliotti. Vive a Palermo con la moglie e i due figli. La sua vita è fatta dalla famiglia e dal bar che da qualche anno gestisce insieme alla moglie. Vladimiro è scomparso il 31 gennaio da Palermo. Alla moglie ha detto di essere andato da un amico assicuratore nel pomeriggio. In realtà l’uomo ha raccontato che Vladimiro si era recato da lui alle 11:30 del mattino e non alle 16 del pomeriggio quando lo moglie lo ha sentito telefonicamente l’ultima volta.

Vladimiro Miragliotti stava vivendo un brutto periodo dal punto di vista economico, proprio il giorno della scomparsa si era recato in banca e aveva poi chiesto soldi in prestito all’amico assicuratore che però gli aveva detto di aver bisogno di un po’ di tempo per organizzarsi.

Vladimiro potrebbe essersi rivolto a qualcun altro per avere i soldi di cui aveva bisogno? La moglie Valeria è convinta che l’uomo non avrebbe mai voluto chiudere il bar a cui teneva tantissimo. Forse aveva solo bisogno di un po’ di tempo per stare da solo e staccare la spina.

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cesara
Cesara 10 febbraio 2012 11:11

Mi soffermo solamente sul Prof. De Tormentis. il fine giustifica i mezzi, visto che poi questo professore ha contribuito a smantellare le famigerate Brigate Rosse. Se ci sono state le torture, significa che diversamente non si ottenevano i risultati che si sono ottenuti grazie al metodo del Prof De Tormentis.

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Giuliana 13 febbraio 2012 16:56

non capisco che cosa significa :”tra silenzi e mezze ammissioni confermò l’usanza delle torture su esponenti delle brigate rosse”? Esistono le mezze ammissioni? o si ammette o non si ammette. E poi non mi sembra assolutamente corretto interpetrare i silenzi e le ipotetiche mezze ammissioni come conferme

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