Contrabbando di sigarette: tornano le “bionde” e sono più velenose

Che le sigarette facciano male lo sappiamo tutti, anche i fumatori più incalliti. Che facciano bene alle mafie si sa anche quello: il contrabbando è stato uno dei pilastri della fortuna economica della criminalità e non solo nostrana. Quello che pochi sanno però è come sia cambiato il commercio illegale delle bionde e i danni che queste portano non solo alla legalità, all’economia e al tessuto sociale, ma anche alla salute dei consumatori finali, molto più delle classiche con monopolio. Le indagini effettuate in tutta Europa, ma in particolare dalla Procura di Napoli, hanno evidenziato come le sigarette siano “false”, non prodotte cioè con solo tabacco. Un dato? Bastano le analisi effettuate dai tecnici della British American Tobacco, multinazionale del settore: nelle “nuove” bionde contraffatte hanno trovato peli di topo, uova di insetti, zanzare, filamenti di metallo, pesticidi, veleni per topi, arsenico, segatura, coleotteri, escrementi, plastica, capelli e piombo.
Il rapporto evidenzia uno dei primi nuovi aspetti del contrabbando ai giorni nostri: se prima le sigarette illegali erano rese tali perché non sottoposte a monopolio, ma prodotte dalle stesse multinazionali del tabacco e passate “sottobanco” ai contrabbandieri, ora la richiesta è tale che si producono “alla fonte”.
Come in tutti i settori dell’economia, anche in quella illegale delle mafie il mercato si è “globalizzato”, aumentando il volume d’affari. Solo nello scorso anno sono state sequestrate 278 tonnellate di sigarette illegali e nei primi tre mesi del 2012 sono state 78, cifra che potrebbe salire fino a 312 tonnellate.
Numeri astronomici, a cui la criminalità ovvia non solo con le classiche sigarette “rubate” (che poi tali non sono, a dispetto del segreto di Pulcinella che tutti sanno e pochi riconoscono), ma anche con quelle false.
Mafia, camorra, Sacra Corona e ‘ndrine: la criminalità alle prese con il contrabbando globale

Il maggior produttore delle sigarette contraffatte è, manco a dirlo, la Cina: da qui le false bionde vengono stoccate a Dubai da dove partono per diversi porti. In Italia, le indagini della Procura nazionale Antimafia diretta da Pietro Grasso, ha individuato i porti di Genova, Gioia Tauro e Brindisi come i più attivi.
Questo perché anche la criminalità si è internazionalizzata: non è più il singolo clan a governare il traffico, sono i clan, italiani e non, a “dirigere” il traffico.
Ci sono i clan dell’Europa dell’Est, Russia compresa, dell’Asia, e poi ci sono gli “storici” italiani, la camorra per esempio: un anno fa a giugno la Finanza arrestò 29 persone e sequestrò le bionde a “marca” Classic, Marlboro e Chesterfield destinate al mercato di Napoli.
A gestire il traffico delle sigarette false c’era anche un intermediario, un ristoratore di lusso di Shangai: le indagini della Procura antimafia napoletana, coordinata dal pm Cesare Sirignano, nome in codice “Katana”, hanno svelato la rete globale delle finte bionde.
Non solo via mare (con punti di appoggio in tutta Europa, Spagna e Grecia comprese), ma anche via terra, passando dalla Polonia: i contrabbandieri dall’Est fanno poi affari con i singoli clan che alla fine gestiscono la “vendita” sui territori di loro competenza.
Il contrabbando in Italia

L’Italia è soprattutto il nodo di scambio: le sigarette false sono destinate per lo più ai paesi dove la tassazione è più alta (e quindi costano di più) come Regno Unito, Francia, Olanda, Germania e Belgio.
Lo dice il rapporto dell’Europol, l’agenzia anticrimine dell’Ue, e l’audizione della British American Tobacco davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla contraffazione. Nel nostro Paese però il mercato “illegale” è in crescita: vuoi per la crisi, vuoi per la presenza delle mafie sul territorio, i dati in questo senso sono in aumento.
Questo perché il contrabbando si conferma una miniera d’oro, anche se si tratta di sigarette “false”: secondo l’Uk Border Agency, l’80% delle bionde illegali a “marchio” Philip Morris International sono contraffatte. Con i guadagni la criminalità si finanzia altre attività, come lo spaccio di droga.
Infine il dato del danno economico: nel 2010 hanno perso soldi lo Stato (397 milioni), l’industria (73.4 milioni) e il commercio (52.5 milioni), con un calo del 32% delle vendite.
Meno soldi ma anche meno lavoro visto che nel Mezzogiorno, tra Campania e Puglia, si concentrano le industrie del tabacco: sì perché il nostro Paese è il primo produttore europeo di tabacco in foglia e nelle due regioni si conta l’80% della forza lavoro del settore.
Secondo il rapporto The European House-Ambrosetti “si è registrata, tra il 2000 e il 2011, la cessazione dell’attività per oltre 24.200 produttori (-81.8%) e una perdita di circa 10.816 ettari di superficie agricola coltivata in Campania, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto“.
A ciò si aggiunge il pericolo di una direttiva Ue “Direttiva prodotti tabacco” del 2001, su cui ora l’Europa sta lavorando perché al suo interno è previsto il divieto di alcuni ingredienti nella lavorazione, cosa che destabilizzerebbe il mercato del tabacco Burley, prodotto per il 93% in Campania (dato dello studio Ambrosetti).
In più la direttiva darebbe il via libera alla produzione di pacchetti senza loghi e marchi, generici, su cui poi stampare le immagini degli effetti del fumo per limitarne la vendita: una manna per i “falsi produttori”, una spada di Damocle sulla testa degli inquirenti di mezza Europa, impegnati a combattere la criminalità anche sul versante “false bionde”.
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Lun 09/07/2012 da Lorena Cacace
Il fumo è la più stupida mortale e costosa trappola che l’uomo si sia mai costruito! Smettere di fumare è la più saggia ed intelligente delle decisioni che una persona possa prendere per se stessa e per gli altri, se non sai come farlo vai qui http://www.smettoadesso.it/report-gratuito.html adesso è più facile!
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Forse perchè oltre il tabacco contengono anche cocaina, eroina , cosi il contrabbando lo fanno tutto in una sola volta. La pratica porta a semplificare tutto.
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