Delitto di Crema, la lettera di Claudia Ornesi incastra Maurizio Iori

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Delitto di Crema, Iori incastrato da una lettera

Il movente del delitto di Crema emerge dalla lettera che Claudia Ornesi aveva scritto a Maurizio Iori pochi giorni prima di essere uccisa. Gli inquirenti hanno pochi dubbi sul fatto che Iori abbia ammazzato l’ex amante e la figlia che avevano concepito perché lei lo aveva richiamato ai doveri di padre. Iori non voleva riconoscere la piccola Livia e pretendeva che uscisse dalla sua vita insieme alla mamma. Voleva difendere la sua storia d’amore ufficiale e la sua reputazione di medico, per questo le ha uccise provocando una fuga di gas.

La conferma che è stato il richiamo all’ordine di Claudia a scatenare la furia omicida del primario oculista arriva dalla mamma della vittima. Pasqua Ornesi con gli inquirenti è stata chiara: “Ribadisco che la tensione tra Claudia e Maurizio era salita di molto dal momento in cui lei gli aveva scritto quella lettera, perché Claudia aveva messo Maurizio con le spalle al muro…”.

La lettera è stata consegnata a Iori pochi giorni prima che lui andasse al supermercato ad acquistare le bombole del gas (le ricevute a suo nome hanno portato alla svolta del giallo di Crema, inizialmente bollato come suicidio). Claudia gli ha rinfacciato la richiesta di abortire (“Tu volevi che io abortissi, grazie a Dio non l’ho fatto”), il fatto di aver partorito a Lodi (“mi hai detto ‘se stai a Crema tutto l’ospedale lo sa’”), le minacce già ricevute in passato (lui l’aveva avvertita “se fai del male ai miei figli te la faccio pagare a te e Livia”) e il fatto che la storia con lei dovesse restare segreta. Poi la richiesta che ha terrorizzato Iori scatenandone la furia omicida: “Lei è tua figlia legittima perciò è giusto che anche la tua ex moglie e l’altra sappiano che il tempo riservato ai tuoi figli sia diviso in egual misura. Non c’è più nulla da nascondere, Livia ha il diritto di avere un padre e tu hai l’obbligo di farlo seriamente”. Una settimana dopo l’omicidio.

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Mar 18/10/2011 da Francesco Minardi in

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