Donna incinta uccisa al nono mese: prove contro il marito?

Salvatore Savalli è stato incastrato dalle analisi eseguite dai carabinieri del Ris di Messina. L’omicidio della donna di 39 anni di Trapani uccisa al nono mese di gravidanza sembra essere ricondotto direttamente al marito e non all’amante dell’uomo, Giovanna Purpura, la quale invece è stata scagionata. Gli esami condotti dai carabinieri hanno messo in evidenza la presenza di microtracce di sangue sui pantaloni e sulle scarpe che Savalli indossava la sera dell’omicidio.
Tutto ciò confermerebbe la versione raccontata dall’amante, che ha accusato Savalli di aver compiuto l’omicidio. Attualmente i due amanti si trovano in carcere, accusati entrambi di concorso in omicidio premeditato con l’aggravante della crudeltà.
Ma adesso gli esami del Ris sembrano raccontare una verità precisa, che potrebbe ben presto portare alla soluzione del caso.
L’attenzione per l’omicidio di Maria Anastasi, la donna di Trapani uccisa a picconate e poi bruciata, si sposta sui criminologi chiamati dalle difese dei due fermati, il marito della donna, Salvatore Savalli, e l’amante Giovanna Purpura. Il legale di Savalli, l’avvocato Giuseppe De Luca, ha chiesto la consulenza di Roberta Bruzzone, esperta e psicologa forense, che si è già occupata di molti casi tra cui anche quelli di Sara Scazzi e Melania Rea. Immediata la risposta degli avvocati Elisa Demma e Michele Renda, difensori di Giovanna Purpura, che hanno chiamato in causa Francesco Bruno, criminologo molto noto, che si sta occupando anche del caso di Vantaggiato, il reo confesso dell’attentato di Brindisi. Il suo compito, spiega l’avvocato Renda, sarà di supportare i legali “nel comprendere le interazioni tra i due indagati per l’omicidio“.
La Procura aveva chiesto il fermo anche per Giovanna Purpura, 39 anni, amante del marito della vittima, Salvatore Savalli. L’amante viveva con la famiglia della Anastasi e si trovava sul luogo del delitto. La decisione è arrivata dopo l’ultimo interrogatorio in carcere a carico di Savalli: l’uomo avrebbe addossato tutta la responsabilità sull’amante che prima avrebbe colpito con un piccone la moglie e poi le avrebbe dato fuoco.
L’uomo ha raccontato al gip come Giovanna Purpura non si sia limitata a essere una “spettatrice”, ma abbia preso parte attiva al terribile omicidio: sarebbe sua la mano che ha impugnato il piccone e cosparso di benzina la donna. Il gip Marcello Viola ha chiesto così il fermo della donna, ma ha convalidato anche tutte le accuse a carico del marito.
La donna era infatti già stata sentita come persona informata dei fatti e non aveva negato di essere presenze sul luogo del delitto, raccontando però come sia stato il marito della vittima a fare tutto, mentre lei assisteva immobile, impietrita dall’orrore.
Il quadro si va delineando in queste ore anche perché Salvatore Savalli aveva cercato di coprire la vicenda denunciando la scomparsa della moglie subito dopo il delitto. I figli della coppia hanno però raccontato agli inquirenti dello strano “triangolo” che si era formato tra le mura domestiche con il padre che non solo maltrattava la moglie, ma le aveva imposto la presenza dell’amante in casa.
Sono emerse nuove indiscrezioni a partire dall’interrogatorio dell’amante di Savalli, Giovanna P., di Trapani, che sostiene di essere stata presente nel luogo del delitto. Secondo quanto detto da Giovanna, lei, Salvatore e Maria sono usciti con la Fiat Punto mercoledì intorno alle ore 19.
Hanno fatto un giro in città, hanno acquistato un decoder per il digitale terrestre e poi si sono recati nelle campagne di Trapani. Qui sarebbe scoppiata una lite tra Salvatore e Maria, per futili motivi, l’uomo ha fermato l’auto e tutti e tre sono scesi.
A quel punto Salvatore avrebbe aperto il bagagliaio e avrebbe preso una vanga, con la quale avrebbe colpito la moglie. Successivamente le ha dato fuoco con una tanica di benzina. L’amante ha detto di non aver fatto nulla perché era terrorizzata dalla scena.
Dopo, secondo il racconto della testimone, i due sono saliti in auto e prima di tornare a casa si sarebbero fermati più volte per nascondere le tracce dell’omicidio: la tanica, la vanga, il telefonino di Maria.
Sono ritornati a casa, ma successivamente sarebbero nuovamente usciti, in compagnia dei figli, per recarsi a Tangi. Qui Salvatore avrebbe fatto sparire un sacchetto con gli indumenti che indossava nel pomeriggio, nel momento dell’omicidio.
Sulle presunte violenze dell’uomo hanno parlato anche i figli di Salvatore, che lo descrivono come un uomo particolarmente violento. Uno dei figli ha raccontato: “Papà è uscito di casa con una tanica di benzina. Gli ho chiesto a cosa servisse, mi ha risposto fatti gli affari tuoi“.
Anche la figlia racconta, parlando di Giovanna: “In realtà era la sua amante e aveva ingannato anche mia madre, che era troppo buona. Si voleva prendere anche la mia cameretta, era diventata lei la padrona della casa e mia mamma era costretta a subire“.
La vicenda e il fermo del marito
Nelle campagne di Trapani è stata ritrovata uccisa Maria Anastasi, la donna di 39 anni che era scomparsa mercoledì 4 luglio, nel pomeriggio. La donna era incinta di nove mesi. A denunciarne la scomparsa era stato il marito, Salvatore Savalli. I carabinieri comunque non sono convinti della versione dei fatti che ha fornito il marito della donna, perché le sue dichiarazioni sono lacunose sotto differenti punti di vista. Per cui gli investigatori hanno puntato la loro attenzione proprio su Savalli.
Quest’ultimo ha raccontato di essersi fermato in aperta campagna, vicino ad Erice, per un bisogno fisiologico. A quanto pare, secondo la versione di Salvatore Savalli, al suo ritorno la moglie non c’era più.
L’uomo ha dato delle versioni poco credibili e contraddittorie sulla scomparsa della donna, che era incinta al nono mese. Savalli aveva detto inizialmente di aver accompagnato i tre figli a fare pipì nelle campagne di Erice, mentre viaggiavano in auto. Ha poi detto di non aver trovato più né la moglie né l’auto.
I figli hanno smentito tutto. A questo punto l’uomo ha cambiato versione, dicendo di essere andato nelle campagne perché la moglie doveva incontrare il suo amante per interrompere la relazione extraconiugale.
Il corpo della donna è stato ritrovato in aperta campagna, parzialmente carbonizzato. Adesso gli investigatori stanno puntando sulla ricostruzione dei rapporti tra marito e moglie, anche attraverso la testimonianza di alcuni testimoni. L’inchiesta è portata avanti dal procuratore di Trapani, Marcello Viola.
E’ stato disposto il fermo di Salvatore Savalli, 39 anni, con l’accusa di omicidio. L’uomo infatti è sospettato di aver ucciso la moglie, Maria Anastasi, spaccandole la testa e bruciandola. Secondo i pm dopo l’ennesima lite Savalli avrebbe colpito la moglie con un bastone alla testa e poi avrebbe dato fuoco al corpo.
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Mar 24/07/2012 da Giorgio Rini in Morte
…poi si dice che dobbiamo essere cristiani e perdonare!!! Fosse per me li metterei tutti e due appesi in un albero per il collo, e non mi dite che non si scrive questo!!!
Rispondi Segnala abusoUccidere è diventata la moda del momento. L’istinto ormai è difficile controllarlo e degeneriamo nell’agire. Tempi duri per tutti, sia per chi si lascia andare instintivamente, sia per chi capisce che così non si può continuare. Viviamo in una società, mica oguno isolato per conto suo
Rispondi Segnala abusoSi era capito subito che il colpevole non poteva che essere il marito anche se c’è la complicità dell’amante, forse, indotta appunto dal marito della donna, e farla fuori.
Rispondi Segnala abusoio penso ke ti sbagli anna lui solo dovrebbe morire appeso lei e innocente nn ha fatto niente
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ma la vita umana, non ha più valore?
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