Federico Aldrovandi: carcere per i tre poliziotti condannati

Tre poliziotti sono stati condannati a tre anni e sei mesi per l’uccisione di Federico Aldrovandi. A deciderlo è stato il tribunale di sorveglianza di Bologna. Gli agenti che andranno in carcere sono Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri. A giugno scorso la Corte di Cassazione aveva confermato per gli agenti la pena di tre anni e sei mesi. Tre anni sono stati scontati dall’indulto e adesso gli agenti dovranno passare in carcere gli altri sei mesi. Per la madre del 18enne ucciso si tratta di un segnale di civiltà.
La donna ha detto: “Credo che il carcere sia una cosa giusta. Chi ha ucciso una persona merita la pena maggiore“. Sul caso è intervenuto anche l’avvocato della famiglia colpita dalla tragedia, il quale ha dichiarato: “E’ l’atto finale di un lungo percorso che non poteva avere, secondo giustizia, meta diversa“.
Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, aveva ringraziato per le scuse che le sono state rivolte pubblicamente, ma aveva spiegato di non poter perdonare ciò che “per una madre è imperdonabile, insopportabile, inconcepibile“. Patrizia Moretti ha risposto alle parole del capo della Polizia Manganelli e del ministro Cancellieri con un post sul blog dedicato a Federico, ucciso a Ferrara il 25 settembre 2005. La donna aveva spiegato di non essere forte e di non passare oltre, di sentirsi soltanto una madre.
Aveva scritto Moretti: “Sono una madre normale come tutte le madri che hanno partorito il proprio bimbo e lo hanno visto crescere fino a diventare quasi adulto. Quasi. Ecco, io sono debole. Sono debole perché non riesco a voltare pagina. Sono debole perché non riesco a di dimenticare Federico che chiedeva aiuto e rantolava mentre quei quattro non lo ascoltavano e continuavano“.
Patrizia non era riuscita a dimenticare ciò che era successo: “Non riesco a dimenticare che tutti hanno sentito, ma nessuno ha ascoltato. Non riesco a dimenticare che se qualcuno, uno fra i tanti, avesse ascoltato la sua coscienza io avrei ancora il mio bambino e vivrei ancora felice nella mia vita anonima ma meravigliosa vedendo il suo farsi uomo“.
Il capo della polizia Manganelli aveva scritto una lettera a Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, per chiedere scusa riguardo alla morte del figlio, avvenuta nel 2005. Manganelli aveva scritto: “La sentenza penale è arrivata dopo, 7, lunghi anni, ed io, nell’accettarla con il rispetto che si deve al pronunciamento della magistratura, sento, anzitutto, il forte bisogno di rinnovare le mie più sincere scuse a Lei e sua Famiglia, nel ricordo di Federico, per l’immane tragedia che ha irrimediabilmente distrutto la vostra vita“.
Nella lettera il capo della polizia aveva fatto un riferimento anche al futuro, augurandosi che gli operatori di polizia potessero riprendere con convinzione, insieme ai cittadini, un percorso fiducioso per il rispetto delle regole e per il miglioramento delle condizioni di sicurezza del Paese.
Ecco le parole di Manganelli: “Cara signora Patrizia… inizia ora la fase dell’accertamento disciplinare, secondo tempi, modi e procedure esattamente previsti dalla normativa vigente. Posso immaginare come queste parole possano apparire fredde, forse vuote e fastidiose, a una mamma che vive il più terribile dei drammi. (Il procedimento) si svolgerà in sede di consiglio provinciale di disciplina e con la massima sollecitudine, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge. Mi auguro che, esauriti gli aspetti procedurali – penali e disciplinari – e messa la parola fine alla verità giudiziaria, operatori di polizia e cittadini possano riprendere, con rinnovata serenità e ancora maggiore convinzione, il comune percorso per l’affermazione del rispetto delle regole e per il miglioramento delle condizioni di sicurezza del nostro paese… Perché l’errore dei singoli non inquini la fiducia verso l’istituzione che questi rappresentano“.
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Mar 29/01/2013 da Lorena Cacace
mi garberebbe vedevvi senza divisa se saresti cosi’ coraggiosi oltreke prepotenti
Rispondi Segnala abusoE’ una cosa indegna erogare quelle piccole condanne per reati così gravi commessi da chi dovrebbe avere il compito a non farli commettere, in tal senso una condanna a 30 anni a testa inclusi Manganelli e quella banda di criminali che ha la licenza di uccidere(come lo stato Italiano ci lascia intendere, sia dalle futili e irrisorie condanne irrogate, sia dal parere dei ministri in carica e…dalla Magistratura), bene, teniamo nelle carceri i ladri di pollo e lasciamo in libertà i delinquenti “mascherati” con una divisa dello Stato! Gridiamo insieme:VERGOGNA… VERGOGNA…VERGOGNA…VERGOGNA…
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e ti devi vergogna paolo forlani tutti leoni con la divisa addosso
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