Giallo a Triste: morti sospette nel commissariato degli orrori

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questura trieste

Il “Commissariato degli orrori“: così è stata definita la Questura di Villa Opicina di Trieste in relazione al suo vicequestore Carlo Baffi, ora indagato per omicidio colposo e sequestro di persona. Tra nostalgie del Ventennio e una politica “personale” in fatto di immigrazione con tanto di “ufficio di epurazione”, il vicequestore agiva indisturbato, al sicuro dietro la sua posizione, fino alla morte di Alina Diachuk, una giovane donna ucraina di 32 anni, che si è impiccata in cella, dove si trovava senza nessun motivo. Il caso ha sollevato un vero e proprio vaso di Pandora: ora Baffi è stato messo “in congedo” ed è indagato.

La morte della giovane donna ha scoperchiato un caso pieno di misteri: sul commissariato e sul vicequestore Baffi, raccontano sia Il Piccolo di Trieste sia Il Manifesto, giravano troppe voci strane e la stessa popolazione aveva più volte chiesto dei chiarimenti.

Poi la morte di Alina Diachuk che ha fatto partire le indagini da parte del pm Massimo De Bortoli. La donna è stata prelevata appena uscita dal carcere di Trieste dove aveva scontato nove mesi per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Era in attesa di essere espulsa, ma a quel punto viene prelevata e viene portata in commissariato senza essere in stato di fermo. Non c’è motivo per cui debba essere in carcere, ma rimane in cella due giorni, prima di impiccarsi con il cordino della felpa.

Quaranta minuti di agonia, ripresa dalle telecamere di sicurezza: una morte atroce davanti alla quale si alzano le proteste di organizzazioni e comitati per i diritti civili.

Partono le indagini ed emergono particolari poco chiari: non ci sono motivi per il fermo e nessuno ha controllato la donna nelle 48 ore di detenzione illegale.

Baffi viene indagato per omicidio colposo e sequestro di persona, insieme ad altre due persone: nel suo ufficio vengono ritrovati la targa con la scritta “Ufficio Epurazioni” e un busto di Benito Mussolini, nella sua abitazione salta fuori materiale antisemita.

Il suo avvocato sostiene che sia normale: in anni trascorsi alla Digos ha raccolto molto materiale sull’estrema destra, ma qualcosa non torna.

Vengono rinvenuti fascicoli di immigrati e sorge il sospetto che siano stati trattenuti senza motivo. Circa 50 i casi su cui ora il capo della Procura Michele Dalla Costa vuole fare chiarezza. Troppi i misteri ancora da chiarire.

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Gio 17/05/2012 da Lorena Cacace in ,

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Alissa 9 giugno 2012 11:44

ahahaha!!!”E’ una bandiera che avamevo sequestrato, insieme con una mazza con la scritta Forza nuova’, ed e8 rimasta provvisoriamente su quella parete del nostro ufficio politico. ” ahahah! E perche8 l’avrebbero appesa al muro? per custodirla meglio??Gesto goliardico. Ogni volta sempre questa frase fatta. Pestati dei ragazzi fuori scuola”e vabe’ era un gesto goliardico” , preso a cinghiate il corteo studentesco a Piazza Navona “e vabe’ era un gesto goliardico”, fatta irruzione nella sede della Rai “e vabe’ era un gesto goliardico”, picchiata una ragazza e disegnatale una celtica sul braccio “e vabe’ era un gesto goliardico”, fatta irruzione in una casa, legati due coniugi e ammazzato il figlio davanti a loro “e vabe’ era un gesto goliardico”… che curioso senso dell’umorismo che hanno queste persone…

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