Ilva Taranto notizie, nuova settimana di proteste: “Non risaliamo sulle gru” [FOTO]
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Continuano le proteste all’Ilva di Taranto, dopo la decisione relativa alla chiusura dello stabilimento siderurgico e dopo la pesante tromba d’aria che ha investito l’area dell’impianto pochi giorni fa e che ha causato anche la morte del gruista Francesco Zaccaria. Gli operai sono decisi a non risalire sulle gru: “Ce l’hai una macchina fotografica con uno zoom? Vieni al 4° Sporgente, dov’è successo il fatto, e fotografa la ruggine che copre le macchine“. E denunciano di non aver mai ricevuto una formazione nel loro lavoro. I dipendenti dell’Ilva, scossi profondamente da quanto accaduto, continuano a protestare, descrivendo la situazione dal loro punto di vista.
Gli operai raccontano: “Ci sono dieci motori elettrici, se ne rompe uno, chiamo la manutenzione, la manutenzione chiama l’ufficio scarico, questo chiama il fiduciario e si fa la trafila al contrario e ti dicono di andare avanti. Fino a che ti riduci con tre, due motori, le gru con le zampe zoppicanti: allora quando devi fermarti? E la traslazione zoppa incide sull’attrito, le vibrazioni, le oscillazioni. E’ tutto risparmio…“.
Le polemiche però non riguardano solo gli operai, distrutti da quanto accaduto fino ad ora, da una situazione che è precipitata da un giorno all’altro. Le proteste provengono anche dalla struttura del cimitero di San Brunone, che si trova ad una distanza ravvicinata dallo stabilimento dell’Ilva.
Cittadini, enti e adesso anche la struttura cimiteriale, si sono uniti per promuovere una causa civile all’Ilva per trovare un risarcimento per i danni causati dall’inquinamento.
Si legge nell’atto: “Chiediamo di condannare l’Ilva a risarcire i proprietari per il deprezzamento causato dalle polveri del parco minerali riversate quotidianamente sul rione Tamburi, per un importo complessivo pari a circa nove milioni di euro“.
Proprio nel cimitero, infatti, da anni si continuano a tinteggiare le cappelle di rosa, per evitare che diventino rosse, come i minerali accumulati costantemente dall’Ilva.
Intanto, in un clima così acceso, arriva la notizia relativa all’approdo del decreto legge sull’Ilva al Quirinale. Bisognerà attendere la firma del Presidente della Repubblica per comprendere pienamente in che cosa evolverà il conflitto già acceso da diverso tempo tra l’azienda e la magistratura.
Proprio la magistratura sta studiando in questi giorni il modo per evitare che il lavoro svolto fino ad ora venga vanificato. E ciò che si potrà fare in futuro si può tradurre in due possibili strade da seguire: un’eccezione di incostituzionalità posta alla Consulta oppure la questione del conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato da porre alla Corte Costuzionale.
Insomma, la strada legislativa è ancora lunga. E non si sa ancora come andrà a finire.
Operai in sciopero contro la chiusura dello stabilimento
Alla fine l’Ilva ha deciso di cessare completamente l’attività dello stabilimento di Taranto e di tutti gli altri stabilimenti che dipendono da questo. La decisione è stata presa dai vertici dell’azienda in seguito ad arresti e sequestri che la Guardia di Finanza ha condotto nella giornata del 26 novembre.
Il fermo dell’azienda ha scatenato le proteste degli operai che, insieme ai sindacati, hanno deciso di effettuare un’occupazione dello stabilimento e uno sciopero immediato. L’occupazione è stata decisa da tutte le sigle sindacali, in modo congiunto.
Dopo la comunicazione da parte della dirigenza dell’Ilva, infatti, i sindacati hanno diffuso una nota: “Riteniamo inaccettabile la decisione della direzione di fermare tutti gli impianti dell’area a freddo a partire da questo pomeriggio. Consideriamo tale scelta un vero e proprio atto di rappresaglia nei confronti dei lavoratori. Pertanto si proclama da subito lo sciopero di tutto lo stabilimento, con presidi permanenti“.
I lavoratori, 5.000 dipendenti che dovranno tornare a casa, avevano deciso di fare occupazione fino a quando non si avranno decisioni certe sul loro futuro. L’azienda va verso la chiusura, ci sono in totale 20.000 posti a rischio e c’è tanta preoccupazione, anche a Genova.
Lo stabilimento Ilva a Genova non è toccato ancora da queste decisioni, ma i sindacati annunciano di stare monitorando attentamente la situazione. La chiusura dell’impianto dell’Ilva di Taranto sarebbe un danno imponente per l’economia italiana, visto che si trtta dell’ultimo impianto di queste dimensioni in Italia per la produzione dell’acciaio a ciclo integrale.
La decisione potrebbe influire su qualcosa come mezzo punto del PIL. L’acciaio è infatti un materiale fondamentale, per creare viti, bulloni, per la costruzione di navi, caldaie, impianti per le industrie, ponteggi, tubi e travi.
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Lun 03/12/2012 da Giorgio Rini in Sequestri
Ci manca solo il boia a chiedere la testa di Ferrante. Alla fine si è capito: Tanto rumore per nulla. Si deve solo ammodernare gli alti forni causa l’inquinamento della città. Gli alto forni andrebbero fatti in maniera tale che è possibile raccogliere tutta la povere provocata dalla lavorazione dell’acciaio, senza spargersi per l’aria che poi andrebbe a finire dentro le case e dappertutto. Il problema è tutto qui. Anche se per spegnere un solo forno occorre qualche mese. Incominciamo intanto dal primo continuando la poduzione,. Uno di meno in funzìone già c’è meno inquinamento. Poi piano piano l’ILVA rornerà ad essere un polo industriale che da solo fa lavorare migliaia di persone.
Rispondi Segnala abusoArticolo 422 Codice penale italiano:
« Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo 285, al fine di uccidere, compie atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità è punito, se dal fatto deriva la morte di più persone, con la morte (pena purtroppo sostituita con l’ergastolo). Se è cagionata la morte di una sola persona si applica l’ergastolo. In ogni altro caso si applica la reclusione non inferiore a quindici anni. »
http://www.ilcittadinox.com/blog/ilva-il-ricatto-mafioso-delle-imprese-italiane.html
Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X







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Come è bella vista da fuori l’ILVA, la fabbrica della morte, tutta azzurra. L’azzurro simbolo di serenità e tranquillità, Alla faccia, invece….. Comunque da farsi subito è non togliere il lavoro a nessuno, ma darsi immediatamente da fare alternando le fasi di lavoro in orari diversi mentre lavora la prima fase quella appresso incominciare nell’orario seguente e e così di seguito, insomma non contemporaneamente. per dar tempo al frazionamento dell’ILVA con più siti industriali di minor dimensioni, Fare in modo che le fasi del prodotto finito avvengano in diverse strutture industriali più piccole, per contenere i danni che sarebbero di certo più circoscritti, quindi di facile manutenzione per arginare il danno. Certamente i tempi di lavoro saranno diversi, le ore lavorative saranno pagate dall’azienda, quelle mancanti di lavoro con la casa integrazione. Così nessuno perde il lavoro e c’è tutto il tempo per riammodernare l’ILVA.
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