Indiana uccisa perché vestiva all’occidentale: un’altra donna vittima del marito

Uccisa per gelosia perché vestiva all’occidentale. Uccisa perché donna. Accade in provincia di Piacenza, a Fiorenzuola, dove, dai primi riscontri dei carabinieri e della procura, Kaur Balwinde, una donna indiana di 27 anni è stata strangolata dal marito, Singhj Kulbir, nonostante fosse incinta di tre mesi. La donna mancava da circa quindici giorni da casa: la coppia aveva un altro figlio di 5 anni. Il marito, di 36 anni e incensurato, lavora in un’azienda agricola dove accudiva il bestiame: a scatenare l’omicidio la gelosia e l’abbigliamento all’occidentale della moglie che ha infine strangolato e gettato nel Po. Il cadavere è stato trovato da due ragazzi che passeggiavano su un argine a San Nazzaro, frazione di Monticelli d’Ongina.
L’ennesimo caso di violenza sulle donne, un altro omicidio che colpisce l’universo femminile, maturato per gelosia e per una concezione della società ancora di stampo patriarcale, dove l’uomo comanda e decide, in vita e, purtroppo, anche in morte.
Kulbir ha confessato ai carabinieri di aver ucciso la moglie perché accecato dalla gelosia nei confronti della donna che voleva vivere all’occidentale: mamma e casalinga, Kaur Balwinde era benvoluta e conosciuta anche dalle altre mamme della cittadina.
Qualche lavoretto domestico a pagamento per raggranellare un po’ di soldi in più e una vita normale, come tutte le coppie, divisi tra il lavoro e la famiglia, tanto che le amiche si erano mobilitate per cercarla: anche il marito era conosciuto in città come una persona normale e tranquilla che andava spesso a prendere il figlio a scuola.
Il primo pensiero corre alla vicenda di Hina Saleem, la ragazza pachistana uccisa nel 2006 dal padre perché troppo bella e perché innamorata di un ragazzo italiano, con cui voleva vivere la sua vita in Italia, da italiana. O il caso di Novi, in provincia di Modena, quando nel 2010, Hamad Khan Butt, marocchino, uccise la moglie e ridusse in fin di vita la figlia di 20 anni perché innamorata di un ragazzo italiano.
Troppo facile però pensare che dietro a queste morti ci sia solo la componente razziale. È innegabile che in alcuni paesi del mondo la condizione della donna è un problema serio, reale e tangibile: paesi che rilegano le loro donne in casa, senza diritti, dove le donne non possono studiare, non possono lavorare, non possono neanche guidare la macchina, dove i burqa ricoprono i corpi da occhi estranei.
Le condizioni di queste donne sono tali che chiunque, con un briciolo di amor proprio e coscienza, dovrebbe indignarsi: che dire allora delle bambine vittime di mutilazioni genitali, quelle abbandonate solo perché nate con il sesso “sbagliato”?
È un problema “loro”, sono “loro” che sono arretrati, bisogna “esportare” la democrazia (poi fa niente se in mezzo alle bombe a morire ci sono donne e bambini). Ce lo diciamo perché è facile dare la colpa ad altri, ma noi non siamo meglio di “loro”.
La donna è sempre vittima. Anche se è italiana. Le violenze maggiori avvengono tra le pareti di casa, fatte da persone che dovrebbero amare, come i padri, gli zii, i mariti e anche i figli.
In Italia muore una donna ogni 2-3 giorni e nella maggior parte dei casi non è “lo straniero cattivo” il colpevole: sono i mariti, i padri, gli amici.
Non nascondiamoci perciò davanti alla scusa “ecco, sono dei barbari”. Lo sono loro, come lo è il manager di successo italianissimo che la sera picchia la moglie, come lo sono i ragazzi di buona famiglia che violentano le ragazzine dopo una festa.
Lo sono tutti gli uomini che uccidono, stuprano, violentano, picchiano e perseguitano. Lo siamo anche noi, complici silenziosi di una mattanza che continua e che vorremmo solo che si fermasse.
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Lun 28/05/2012 da Lorena Cacace in Morte
non si nega l’accoglienza non si nega il lavoro l’unica cosa che si chiede rispetto per la nostra democrazia e quindi le nostre leggi
se vogliono stare nel loro guscio retrogrado mandarli via he l’unica soluzione
evitiamo le soliti frasi voliamoci bene io nel loro paese devo fare quello che dicono e rispettare le loro discutibili usanze
Già, ma per lo meno da noi certe violenze sono messe all’indice dalla società civile, mentre in quei paesi è legge. E pure accettata da tutti.
Non venitemi a dire che siamo uguali a loro… percentualmente saremo nell’ordine dell’uno su mille!
Certe culture vanno rimosse come il cancro



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quando penso che due nostri soldati
Rispondi Segnala abusosono prigionieri di un popolo dove
e’ lecito commettere certi reati mi
chiedo come sia possibile non essere
ancora riusciti a liberarli