Morto giovane a Canicattì, omicidio aggravato per il minorenne che lo colpì col cacciavite

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Calogero Giardina vittima

Calogero è morto nelle prime ore di questa mattina dopo undici giorni di coma. L’aggressione al giovane ventiquattrenne risale al 17 luglio scorso, quando nella centralissima via Vittoria di Canicattì un minorenne di diciassette anni aveva colpito alla testa il Giardina con un cacciavite, pare durante una rissa. Non sopportava che la sua ex ragazza uscisse con lui. L’accusa per il minore è di omicidio aggravato, ma le indagini proseguono per stabilire le responsabilità di altri due ragazzi che pare abbiano aiutato l’aggressore nel provare a disfarsi dell’arma del delitto.

Al reparto di rianimazione dell’ospedale Giovanni Paolo II di Sciacca si temeva questo risvolto nefasto. Purtroppo le condizioni di Calogero Giardina sono apparse subito estremamente drammatiche: il colpo di cacciavite sferrato dal suo contendente lo aveva ferito profondamente in testa tanto da oltrepassare la scatola cranica e permettere una abbondante perdita di sangue, ma soprattutto quello che impensieriva il primario dottor Alfonso Pacifico era la certa compromissione delle funzioni cerebrali.

Calogero è quindi stato ucciso perchè frequentava una ragazza che era la ex dell’assassino, e quest’ultimo non sopportava che la sua storia d’amore fosse finita. Trovandolo in un locale di Canicattì il minorenne lo ha invitato a raggiungerlo fuori per dei chiarimenti: un confronto a cui lui era più che disponibile.

Ma una volta fuori dal locale, il ragazzino si è avventato sul Giardina trapassandogli il cranio con un cacciavite. Una vendetta della gelosia che ora gli ha portato come capo d’imputazione l’omicidio aggravato e la reclusione al Malaspina, il carcere minorile di Palermo.

I carabinieri di Canicattì e la Procura della Repubblica di Agrigento stanno indagando anche sulle possibili complicità di due amici dell’aggressore. Uno sarebbe stato presente insieme a lui la sera della violenza, un altro lo avrebbe aiutato a nascondere l’arma del delitto e una maglietta imbevuta di sangue. I due rischiano l’accusa di favoreggiamento.

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Gio 28/07/2011 da Kati Irrente in

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