‘Ndrangheta, arrestato il boss Roberto Matalone

Su una spiaggia della Calabria, precisamente quella di Ioppolo, un centro a pochi chilometri da Capo Vaticano, è stato arrestato Roberto Matalone, di 35 anni, un boss conosciuto nell’ambito della criminalità di Rosarno. Il boss è il cognato di Ciccio Pesce, in quanto ha sposato la sorella Maria Grazia ed è coinvolto nell’inchiesta “All Inside“. Ci sono voluti due mesi di indagini e di appostamenti per riuscire a rintracciarlo. Matalone era comodamente seduto al sole su una sdraio, stava leggendo “Cacciatori di mafiosi“, il libro di Andrea Galli che parla anche della cattura di Pesce.
I carabinieri sono riusciti ad arrivare al boss seguendo i movimenti dei familiari, soprattutto quelli della moglie Maria Grazia, la quale spesso di notte si allontanava da Rosarno, per raggiungere Ioppolo, in una villa con piscina e giardino.
Già nelle operazioni contro la ‘ndrangheta a luglio sono finiti in carcere il professor Gabriele Quattrone, il dottor Franco Antonio Ruffolo, il dottor Massimiliano Cardamone, mentre il dottor Arturo Luigi Ambrosio è ai domiciliari. L’inchiesta condotta dai carabinieri del Ros di Catanzaro ha portato a scoprire un giro di corruzione con certificazioni false che i medici concedevano a boss della ‘ndrangheta. Grazie a certificazioni di malattie inesistenti, molto spesso malattie mentali, gli affiliati alla criminalità organizzata riuscivano ad ottenere gli arresti domiciliari.
In molti casi i medici corrotti erano in doppia veste. Prima certificavano la finta malattia dei boss e successivamente si occupavano di verificare la malattia in qualità di periti nominati dai giudici del tribunale di Catanzaro.
Un’altra inchiesta ha portato nella mattina di lunedì 16 luglio all’arresto di 26 persone da parte dei Ros dei carabinieri. L’indagine, denominata Reale 5, ha portato a scoprire delle alleanze trasversali tra i boss della cosca Pelle della ‘ndrangheta di San Luca con altre famiglie di Reggio Calabria e del Piemonte. Per mezzo di queste alleanze tra famiglie, i boss potevano mettere in atto delle strategie comuni e trattare qualsiasi genere di questione, dalla pianificazione di rapine al sostegno per quanto riguarda i latitanti.
Si è scoperto che c’erano delle visite assidue da parte di rappresentanti di cosche del territorio nella casa di Giuseppe Pelle. L’obiettivo era quello di affrontare e risolvere contrasti, oltre che ribadire il rispetto nei confronti della cosca Pelle.
In un’intercettazione si possono sentire queste frasi: “Noi siamo stati sempre una famiglia. A compare Antonio e a tutta la famiglia, a uno per uno… dal piu’ piccolo al piu’ grande. Mi sono sentito che siamo un’unica famiglia“.
A marzo è stata condotta un’operazione contro la ‘ndrangheta nel cosentino dal nome “Tela del ragno“. In totale sono state emesse sessantatre ordinanze di custodia cautelare in un’inchiesta che ha visto indagate ben 250 persone in alcune regioni d’Italia. I carabinieri di Cosenza e del Ros hanno condotto la nuova operazione nella mattina di venerdì 30 marzo, eseguendo le 63 ordinanze di custodia cautelare e diversi sequestri.
In particolare sono stati sequestrati beni del valore di 15 milioni di euro in un’operazione che ha portato all’arresto di persone che sono accusate di essere coinvolte in diversi episodi criminali soprattutto nella zona tirrenica.
Successivamente alla conclusione delle indagini sono scattate le manette per persone che vengono ritenute coinvolte in affari illeciti per quanto riguarda la gestione di appalti pubblici. Le accuse sono molteplici e riguardano innanzi tutto l’associazione mafiosa.
Ma gli arrestati sono accusati anche di usura, estorsione, omicidi e tentati omicidi. Sembra che a queste persone possano essere fatti ricondurre 12 omicidi e tre tentativi di uccisioni. Si parla in particolare delle guerre tra cosche mafiose negli ultimi 30 anni.
In pratica era stato stipulato un vero e proprio accordo tra le cosche mafiose che avevano deciso di predisporre una tregua, ma questo periodo di tranquillità è durato poco a causa dell’opposizione di alcuni componenti delle cosche.
Nell’operazione condotta dalla Dda di Catanzaro sono state colpite le cosche Lanzino-Locicero di Cosenza (che ha preso il posto di quella dei Perna-Ruà), Muto di Cetraro, Scofano-Mastallo-Ditto-La Rosa e Serpa di Paola, Calvano e Carbone di San Lucido, e Gentile-Besalvo di Amantea.
Sembra anche che erano state le cosche Perna, Cicero, Lanzino e Ruà a stabilire gli assetti di comando da parte dei vari gruppi nel territorio, dettando anche alcune regole comuni con gli altri gruppi della ‘ndrangheta. Altri arresti, in un’operazione che coinvolge 250 persone, sono stati effettuati anche in Lombardia, nel Lazio e nel Veneto.
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Sab 11/08/2012 da Giorgio Rini in Blitz, Cosche
si….si… nnn fermiamoci qui ma cerkiamo di prendere i capi cioe giudici magistrati e quantaltro…….
Rispondi Segnala abusoi capi mia cara sn sotto terra invisibili e lontani da tutti;e sicuramente voi senza offesa nn arriverete mai da loro e per arrivarci chi sarà in grado deve avere il perm.da esso ho da ho compare, sarà sempre voluto da loro!!!questo e il sistema e nn finirà mai fin che nn sarà fatta una bella ripristinata!!!cioè tagliare tutti i rami secchi e i frutti marci dall albero,e curare quest albero in modo che abbia sola frutta buona, e cm ci sta la marcia scartarla subito e nn fare che esso contamina tutti i frutti anche se buoni e quasi pronti…dv siamo arrivati adesso anche il popolo a la mente fracida; ed esso nn anno capito che se nn cambiano la mentalità fracida il primo passo nn iniziera mai………….noi siamo a decidere cm devono andare le cs no gli altri che ci governano e usano il potere per arricchirsi e nn hanno capito che i valori della vita nn sn i soldi ma amore verso te stesso e gli altri ecc……….quando hai questo sei l uomo piu ricco del mondo!!!!!!!!!!!
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Troppi ce ne saranno d’ arrestare ancora… quasi tutti gli abitanti del Cosentino, Non fermiamoci qui.
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