Peppino Impastato e Aldo Moro: la tragica notte del 9 maggio 1978 [FOTO & VIDEO]

Peppino Impastato e Aldo Moro sono accomunati dalla notte del 9 maggio del 1978. Due eroi che si sono battuti per una società più giusta e che possa basarsi sul valore della libertà e che poi, proprio nella stessa notte, hanno trovato la morte. Il loro può essere definito un vero e proprio sacrificio nel nome di ideali che ancora oggi stentano ad affermarsi. A volte il fato può essere veramente beffardo e rendere molto vicine storie che, apparentemente, sembrano molto lontane fra di loro. Chi avrebbe potuto prevedere che entrambi avrebbero fatto una tragica fine proprio nelle stesse ore?
Un significato che pare acquistare anche significati simbolici di non poco conto, stimolandoci a credere che qualcosa può, deve, cambiare, per il bene dei singoli, per la collettività. Anche a costo di lottare fino all’estremo.
Peppino Impastato e Aldo Moro, due uomini, due simboli di come si può anche morire per un ideale, di qualunque natura esso sia. Due uomini che proprio in questo giorno, in cui ricorre l’anniversario della loro morte, non dobbiamo dimenticare, per non dimenticare la nostra memoria e l’importanza degli ideali.
Spesso oggi siamo presi da un nichilismo informe, da una inettitudine senza senso, che non ci spinge a lottare. Ed ecco allora che la memoria di Impastato e di Moro deve contribuire a svegliare le nostre coscienze dal torpore, per capire che possiamo essere i protagonisti del nostro tempo.
Peppino Impastato, i 100 passi
Peppino Impastato era un giornalista che fu ucciso per ordine del boss di Cosa Nostra Gaetano Badalamenti. Impastato fu ucciso qualche giorno prima della sua elezione a consigliere comunale del comune di Cinisi. E proprio a Cinisi sono 100 i passi che separano la casa di Peppino Impastato dall’abitazione del boss Badalamenti. Ma, nonostante la distanza ravvicinata, Peppino non ha paura della mafia e porta avanti con coraggio il proprio obiettivo: creare un movimento d’opinione che possa arrivare a denunciare la mafia locale.
Attraverso il gruppo “Musica e cultura” e l’emittente radiofonica “Radio Aut” denunciava il traffico di droga legato alla criminalità organizzata, facendo nomi e cognomi dei mafiosi e dei politici collusi. Nella notte del 9 maggio 1978 il suo cadavere fu posto sui binari della linea ferroviaria Palermo – Trapani, per mettere in scena un suicidio. Nel 2002 Badalamenti è stato condannato per l’omicidio del giornalista.
Aldo Moro, la notte di via Caetani
Aldo Moro era un grande statista e presidente della Democrazia Cristiana. Si trovò ad essere per cinque volte a capo del governo. Il 16 marzo del 1978 Aldo Moro fu rapito dalle Brigate Rosse mediante un’azione rapida, che ebbe come vittime i cinque uomini che componevano la sua scorta.
La prigionia del politico durò 55 giorni, al termine dei quali il corpo di Aldo Moro fu ritrovato in via Caetani, un luogo piuttosto significativo a livello simbolico, perché a metà fra le sedi della Dc e del Pci. L’intenzione di Aldo Moro era di arrivare a quella che potremmo definire “democrazia consociativa“: basi di governo più larghe, in modo da rappresentare nell’esecutivo più partiti e più elettori.
La notte del 9 maggio ’78
La notte del 9 maggio ’78 “fatalmente” accomuna questi due uomini, vittime uno del terrorismo e l’altro della mafia. Una notte che diventa il simbolo di come quel lato oscuro della società possa arrivare a dominare. Allo stesso tempo si tratta della notte del riscatto, a dimostrazione di come gli uomini possono morire, ma non le loro idee, che resistono nel tempo, fino all’alba del giorno dopo di un futuro fatto di speranza e di non rassegnazione.
La notte del 9 maggio ’78 può essere a buon diritto definita la notte in cui quei corpi ritrovati “gridano” con tutta la loro forza contro un silenzio fatto di paura, di chiusura, di mancanza di indignazione, a cui la politica e la società civile dovrebbero ribellarsi, prima che sia troppo tardi.
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Gio 09/05/2013 da Giorgio Rini in Brigate Rosse, Morte, Vittime Terrorismo















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