Pescara, ucciso ultrà: forse scambiato per il gemello

Episodio di sangue a Pescara. Nella notte di martedì è stato infatti assassinato Domenico Rigante, 24enne ultrà della formazione biancazzurra dopo una lite scoppiata all’interno di un appartamento sito in via Luigi Polanchi dove hanno fatto irruzione alcuni rom. Secondo le prime notizie nel corso della lite è stato esplodo un colpo di pistola che ha colpito il tifoso: trasportato all’ospedale civile di Santo Spirito, il giovane è morto poco prima della mezzanotte. Sul caso stanno indagando gli agenti della squadra mobile di Pescara: dalle prime indiscrezioni il vero obiettivo sarebbe stato il gemello Antonio che è riuscito a fuggire.
Gli inquirenti stanno indagando sul caso e hanno assediato il quartiere di Pescara Portanuova alla ricerca di una famiglia di nomadi, nota nella zona e residente in città. Le cause e le modalità sono ancora da chiarire: resta infatti da capire come siano entrati i nomadi nell’appartamento e quali siano state le cause della lite che ha portato alla morte dell’ultrà.
Dalle prime indagini sembra però che il vero obiettivo fosse il fratello gemello della vittima, Antonio Rigante. La notte precedente infatti i due fratelli erano stati protagonisti di una rissa molto violenta scoppiata nel cuore della città vecchia e i nomadi avrebbero minacciato vendetta.
Così, la notte di martedì hanno organizzato un raid punitivo, presentandosi in sette, secondo alcuni testimoni presenti nell’appartamento. La lite, violenta e alla fine il colpo di pistola che ha ucciso Domenico Rigante. Ora le indagini sono in corso così come le ricerche dei nomadi che avrebbero assassinato il tifoso del Pescara.
La vittima, sottoposta a Daspo, il divieto di assistere a manifestazioni sportive, era noto alle forze dell’ordine perché coinvolta in indagini per una rapina e spaccio di droga. Anche il gemello Antonio, ha dei precedenti penali.
Secondo gli investigatori, coordinati dal pm Salvatore Campochiaro, la lite sarebbe nata per motivi extra calcistici.
Sul caso è intervenuto anche il presidente nazionale della Fondazione Romanì Nazareno Guarnieri, che ha preso le distanze dalla morte del giovane abruzzese, invitando però a non generalizzare e criminalizzare la comunità rom.
“Il responsabile di questo episodio va preso e messo in carcere, così come ogni criminale. Voglio esprimere a nome dei rom le condoglianze alla famiglia del ragazzo deceduto. È però necessario ribadire che la comunità rom non è delinquente“, ha dichiarato.
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Mer 02/05/2012 da Lorena Cacace






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Sono d’accordo in parte con il presidente Nazzareno , non bisogna generalizare .Ma voglio dirli una cosa presidente , anch’io ho il sangue rom ,ma sono riuscita ad integrarmi bene nella società, attraverso lo studio, ad un lavoro onesto . Ma ci sono tanti come noi ,in tutte le regioni del nostro paese è in tutto il mondo che non vogliono integrarsi perché delinquere escono più soldi . A Pescara la delinquenza al interno della comunità rom e cresciuta tanto ultimamente e non solo.
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