Provenzano tenta il suicidio in carcere, è giallo sulla vicenda

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Bernardo Provenzano

Il boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano avrebbe tentato il suicidio nel carcere in cui si trova detenuto, a Parma. La vicenda sarebbe accaduta nella serata di mercoledì, ma è stata resa nota soltanto poche ore fa. Rimane comunque il mistero sul fatto, per la presenza di alcuni dubbi sulla dinamica, tanto che alcune fonti del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria del ministero di Giustizia avrebbero anche parlato di una messinscena.

Il boss 79enne, arrestato nel 2006 dopo 43 anni di latitanza, avrebbe infilato la testa in una busta di plastica, mentre si trovava nella sua cella. L’intervento degli agenti di polizia giudiziaria, che si sono accorti della presenza di una situazione fuori dal comune e sono intervenuti tempestivamente, avrebbe quindi evitato il peggio.

Provenzano è stato trasferito un anno fa a Parma da Novara, dopo che è stata accolta da parte della Corte d’Appello di Palermo la richiesta di trasferimento per motivi di salute. Il boss siciliano infatti soffre di diverse patologie.

Si ipotizza anche una messinscena, dal momento che, secondo quanto dichiarato dal legale Rosalba Di Gregorio, Provenzano era stato visitato da due periti nominati dalla Corte d’Assise di Palermo, che dopo l’analisi hanno spiegato che Bernardo Provenzano stava bene e non era depresso.

Spiega l’avvocato Di Gregorio: “A questo punto o hanno visitato un altro o si doveva prestare più attenzione alla perizia”. L’avvocato poi fa notare: “Io mi chiedo chi lascia un sacchetto di plastica nella cella di un detenuto al 41 bis?“.

Si pensa quindi che Provenzano stia simulando per far credere di non essere in piena salute mentale. Il boss è molto malato, ha avuto un cancro alla prostata e un’ischemia, che gli ha distrutto in parte alcune funzioni cerebrali. Inoltre potrebbe avere dei sintomi di una sindrome parkinsoniana.

Era stato di recente il figlio Angelo, di 36 anni, a parlare delle condizioni di salute del padre: “Noi chiediamo che mio padre venga curato. Prima di tutto è un detenuto. È vero che sta pagando meritatamente o immeritatamente, ma rimane sempre un cittadino italiano: sarà stato capo di Cosa Nostra ma stiamo parlando di un essere umano“.

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Ven 11/05/2012 da Giorgio Rini in

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Francesco 20 maggio 2012 05:14

provenzano se si vuole suicidare allora spremetelo fino alla morte, così uniamo l’utile al dilettevole.

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