Scontri a Madrid, spagnoli in piazza contro le banche
Un’inchiesta nel cuore delle proteste che stanno scuotendo la Spagna e Madrid, dove a raccontare quello che sta avvenendo nella penisola iberica è la gente, gli Indignados, quelli che sono scesi in piazza contro le banche. Lo racconta il Corriere, mostrando le immagini dell’ultima grande manifestazione per le strade della capitale, quella che ha visto giovani e anziani, uomini e donne di tutte le età marciare contro Bankia, il quarto istituto bancario del paese che è stato nazionalizzato per evitare la bancarotta. Le proteste continua in Spagna e dalle fila della gente per strada arriva anche un pensiero per l’Italia: la situazione nei due Paesi è molto simile, e noi potremmo essere i prossimi.
Il movimento degli Indignados nasce proprio a Madrid, il 15 maggio 2011, tanto che per definirlo si usa anche l’abbreviazione 15M.
A raccontarlo è anche Basilio Martin Patino, uno dei più grandi registi spagnoli viventi che sta terminando “Libero, ti voglio”, documentario che racconta la storia e il movimento.
Le immagini girate a Barcellona sono violente, scioccanti: la polizia che usa i manganelli e si scaglia contro i giovani, le donne, ma anche gli anziani, frenando le manifestazioni con la forza.
La protesta però non può essere fermata perché spontanea, senza indicazioni politiche, nata dall’esasperazione di un popolo che si vede “depredato”, dalle banche e dalla politica.
Platino ricorda che in piazza c’è anche la generazione che ha visto e combattuto il franchismo, si è liberata dal giogo della dittatura e non vuole certo ricadere in un’altra situazione simile, dove il potere è in mano alle banche.
Ora lo scandalo di Bankia ha fatto di nuovo esplodere la rabbia di giovani e di anziani, uniti per le strade della capitale a gridare che i veri ladri sono nascosti negli uffici: l’indignazione di una nazione è contro di loro.
Scontri a Madrid dopo i tagli del Governo, si rischia la rivolta anche in Italia? [FOTO]
Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha annunciato i tagli per il pubblico impiego spagnolo: il piano di austerità del governo iberico prende così forma. A essere colpiti le tredicesime per il 2012, i giorni di ferie e i permessi sindacali: tutti passaggi definiti fondamentali dal premier per riuscire a superare il momento critico. I tagli però sono arrivati nel momento di massima tensione, quando a Madrid è giunta la marcia dei minatori asturiani, alle prese con altri tagli pubblici che hanno di fatto fermato il sistema minerario e messo a rischio centinai, se non migliaia, di posti di lavoro. Scontri e violenze per le strade della capitale spagnola, ma anche un dubbio che si insinua: e se succedesse la stessa cosa anche in Italia? Se tornassero le tensioni e le violenze per le strade del nostro Paese?
Facciamo un passo alla volta. Il governo Rajoy ha strappato un grosso successo nell’ultimo incontro dell’Eurogruppo, grazie a Mario Monti e alle pressioni francesi sulla Germania.
La crisi in Spagna è più acuta rispetto a quella che sta vivendo il nostro paese tanto che nella stessa giornata è arrivato il via libera dalla Ue a 30 milioni di euro per la ricapitalizzazione delle banche iberiche: in cambio il governo ha dovuto promettere misure di austerità che, puntualmente, sono arrivate.
Niente tredicesime per il 2012 per parlamentari, impiegati e alte cariche dell’amministrazione pubblica (gli addetti del pubblico impiego la recupereranno nei fondi pensione del 2015), meno giorni di ferie e riduzione dei permessi sindacali, taglio del 30% dei consiglieri degli enti locali, taglio anche per le indennità dei sindaci.
A ciò si aggiunge l’aumento dell’Iva che passa dal 18 al 21% e quella ridotta dall’8% al 10%, mentre si mantiene al 4% quella sui beni di prima necessità: dal piano di austerità il governo spagnolo prevede un risparmio di 65 miliardi di euro entro il 2014.
I tagli al pubblico impiego ricorda molto quello portato a termine da Monti in Italia, con qualche differenze: tagli ai servizi, ma nel Bel Paese la “casta” al momento è salva (per dire, non avranno la riduzione della tredicesima).
Il decreto italiano punta a cambiare il pubblico impiego il che significa addio al posto e allo stipendio fisso e tagli per i dipendenti pubblici: misure che il governo ha varato per evitare l’aumento dell’Iva al 23% (e non dal 18 al 21% come in Spagna). Si recupereranno circa 4 miliardi di euro con la cosiddetta spending review, ma quello che preoccupa sono gli ennesimi sacrifici che si dovranno fare.
La situazione in terra iberica ora è degenerata in scontri e violenze: i minatori delle Asturie sono in lotta da mesi, da quando il governo ha tagliato i fondi pubblici per le attività estrattive, condannando allo spettro della disoccupazione interi paesi che vivono delle miniere.
Sono arrivati a Madrid dopo una marcia di 400 chilometri proprio nel giorno dei tagli che piombano sulle teste degli spagnoli: un mix che ha acceso la miccia degli scontri con 23 persone ferite e 5 arrestati.
In Italia le condizioni sono più o meno simili e il rischio che anche da noi possano scoppiare tensioni e violenze non è da sottovalutare. La misura è colma, sembrerebbe a guardare le immagini di Madrid: forse è ora che lo capiscano anche i governi, ma c’è un’altra cosa da non sottovalutare.
Nel 2013, volente o no, Monti lascerà la poltrona e toccherà al popolo sovrano, per citare la Costituzione, andare a votare ed eleggere chi li guiderà in questi momenti di crisi.
Se l’affluenza alle urne sarà quella delle ultime elezioni, con quasi la metà dei cittadini rimasti a casa, vorrà dire che, ancora una volta, a pochi interessa il futuro di questo paese.
Perché per cambiare la politica bisogna iniziare a cambiare noi stessi: andare a votare ed esprime il dissenso, nelle forme civili e giuste, è quello che rende un popolo democratico. Anche con la classe politica che ci ritroviamo.
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Mer 18/07/2012 da Lorena Cacace in Crisi Economica
Questi echi dalla Spagna non ci fanno stare tranquilli. Che succederà? Quando e se accadrà pure in Italia? Che tormento che incubo, cosa bisogna fare per uscire dall’euro. La soluzione è tutta lì.
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