Scuola Diaz, De Gennaro fa mea culpa a metà
Gianni De Gennaro, che nel 2001, all’epoca dei fatti di Genova, era capo della Polizia, è intervenuto sulla questione relativa alle sentenze della Cassazione, dicendo di rispettare pienamente la decisione ed esprimendo sentimenti di dolore nei confronti di coloro che subirono le violenze nel capoluogo ligure. Per i poliziotti condannati invece esprime “umana solidarietà“. La magistratura non ha voluto inserire De Gennaro tra gli imputati al processo per i fatti alla scuola Diaz, ma secondo un’ampia parte dell’opinione pubblica, anche l’ex capo della Polizia doveva essere tra gli imputati, considerando anche il risultato espresso nelle sentenze.
De Gennaro comunque spiega di provare dolore, ma nella sua nota non ci sono parole di scuse, come ha fatto notare Giuliano Giuliani, padre del ragazzo ucciso, Carlo.
De Gennaro ha detto: “Per quanto mi riguarda, ho sempre ispirato la mia condotta e le mie decisioni ai principi della Costituzione e dello Stato di diritto e continuerò a farlo con la stessa convinzione, nell’assolvimento delle responsabilità che mi sono state affidate in questa fase“.
Lunedì 5 luglio sono, infatti, state confermate definitivamente le condanne per falso aggravato nei confronti dei vertici di polizia coinvolti negli scontri del 21 luglio 2001 alla scuola Diaz di Genova. La quinta sezione penale della Cassazione ha confermato le seguenti condanne: 4 anni per Giovanni Luperi e Francesco Gratteri, 5 anni per Vincenzo Canterini. Inoltre sono state decise altre pene per altri funzionari di polizia coinvolti nelle vicende di Genova: Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Spartaco Mortola, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi e Massimiliano Di Bernardini sono stati condannati a 3 anni e 8 mesi.
Sono stati invece prescritti i reati di lesioni gravi che erano stati contestati a nove funzionari delle forze dell’ordine che all’epoca appartenevano al settimo nucleo speciale della Mobile.
Inizialmente erano 13 gli imputati del settimo nucleo speciale della Celere, ma di questi per 9 non c’è più il reato di lesioni e quindi sono sciolte le condanne di secondo grado. A pagare saranno soltanto in tre. Il primo è Vincenzo Canterini, comandante del nucleo, che è stato condannato per falso aggravato. Lo stesso reato è quello che sta alla base della condanna degli agenti Massimo Nucera e Maurizio Panzieri.
Canterini vede ridotta la sua pena da 5 anni a 3 anni e 6 mesi, ma sostanzialmente non sconterà la pena detentiva, perché è coperta dall’indulto di tre anni fa, e non sconterà nemmeno la pena accessoria dell’interdizione. Oggi Canterini ha lasciato la polizia e si divide tra l’Italia e Santo Domingo.
Nucera e Panzieri sono stati interdetti e quindi saranno fuori dalla polizia, ma non affronteranno il carcere. A pagare in maniera particolare saranno Francesco Gratteri, direttore della Direzione Centrale Anticrimine, che è stato condannato a 4 anni, Gilberto Caldarozzi, direttore del Servizio Centrale Operativo, condannato a 3 anni e 8 mesi, Giovanni Luperi, capo della direzione analisi dell’Aisi, oltre a funzionari che oggi sono dirigenti di squadre mobili o sono diventati questori.
Tutti costoro avranno come pena accessoria 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e dovranno scontare anche una pena detentiva, alla quale comunque vanno tolti tre anni di indulto e per la quale gli avvocati della difesa chiederanno la sospensione o la sostituzione con l’affidamento ai servizi sociali.
Tutti questi uomini hanno avuto un ruolo decisivo nei fatti alla scuola Diaz, hanno organizzato l’assalto e il massacro, o hanno impugnato i manganelli, hanno poi falsificato i verbali, parlando di molotov e prove che giustificassero le violenze. Mancano, però, i nomi di quelli che progettarono dall’alto “la notte cilena“, chi era ai vertici della Polizia di Stato e mosse i fili da Roma, ma quello è un altro capitolo che attende ancora di essere scritto e che rischia di smuovere troppo fango: nomi eccellenti, oggi ai più alti vertici della Polizia, che, se non diedero direttamente l’ordine, non fecero nulla per impedire il massacro, se non cercando di coprire la verità.
Le reazioni
Il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ha dichiarato che la sentenza della Corte di Cassazione sulla scuola Diaz va rispettata in tutto e per tutto. La Cancellieri ha detto che le forze della polizia sono per i cittadini italiani una garanzia per la sicurezza e per la democrazia, visto che le forze dell’ordine lavorano al servizio dello Stato per il bene di tutti. Antonio Manganelli, capo della polizia, ha asserito che la polizia accoglie la sentenza con il rispetto dovuto.
Inoltre Manganelli ha aggiunto: “Esprimo apprezzamento e orgoglio per la maturità, l’onestà, la dedizione e l’entusiasmo con cui quotidianamente il Paese viene servito dalle donne e dagli uomini delle forze di polizia“.
Vittorio Agnoletto, ex portavoce del Genoa Social Forum nel 2001, ha chiesto che Gianni De Gennaro, ex capo della polizia, si dimetta: “Deve rassegnare le dimissioni, perchè anche in assenza di una condanna giudiziaria esiste una condanna morale e professionale per ciò che è accaduto“.
Giuliano Giuliani, padre del giovane Carlo rimasto ucciso nel corso degli scontri al G8, ha commentato: “Una notizia positiva. Succede di rado, ma quando accade bisogna accoglierla con soddisfazione. Vuol dire che in questo Paese c’è ancora un barlume di giustizia. Ora speriamo che ci siano altre pagine di questo genere. Cercheremo in tutti i modi di ottenere verità e giustizia anche sull’assassinio di Carlo“.
Sulla questione è intervenuto anche Nichi Vendola, presidente di SEL: “La nube tossica che per 11 anni ha coperto la mattanza alla Diaz si è dissolta. La Cassazione ci dice, con sentenza definitiva, che a Genova nel luglio 2001 i tutori della legge si trasformarono in carnefici di ragazzini. Per me, lo dico con viva emozione, è un raggio di verità e giustizia che illumina una pagina buia della storia italiana“.
Emanuele Tambuscio, avvocato di alcuni dei giovani coinvolti negli scontri di Genova, ha commentato: “Giustizia è fatta: ci sono voluti 11 anni per arrivare a questo verdetto e la Cassazione è stata coraggiosa. Mai, nelle democrazie occidentali, si è arrivati ad una condanna per funzionari della Polizia di così alto livello“.
Dello stesso parere anche l’avvocato Francesco Romeo: “La catena di comando è stata condannata e questo è un grande risultato, rimane però il dato di fatto che quella notte alla scuola Diaz è stata una pagina nera per la democrazia italiana e il Parlamento non ha nemmeno fatto una Commissione di inchiesta per individuare le responsabilità politiche“.
Amnesty International, commentando la sentenza della Cassazione, ha detto che si tratta di una sentenza importante che finalmente, anche se tardi, ammette che gli agenti e i funzionari dello Stato furono colpevoli di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti di persone che invece avrebbero dovuto proteggere.
Amnesty ha fatto notare: “Amnesty International ricorda tuttavia che i fallimenti e le omissioni dello Stato nel rendere pienamente giustizia alle vittime delle violenze del G8 di Genova sono di tale entità che queste condanne lasciano comunque l’amaro in bocca: arrivano tardi, con pene che non riflettono la gravità dei crimini accertati – e che in buona parte non verranno eseguite a causa della prescrizione – e a seguito di attività investigative difficili ed ostacolate da agenti e dirigenti di polizia che avrebbero dovuto sentire il dovere di contribuire all’accertamento di fatti tanto gravi“.
Le conseguenze per la polizia
Con la sentenza sulla scuola Diaz ci saranno delle conseguenze ben precise. Tra queste si avrà anche lo smantellamento della squadra anti-terrorismo, che in questi anni ha indagato su tutto ciò che riguarda boss e terrorismo.
Infatti ad essere condannati sono stati proprio coloro che stanno ai vertici della squadra, ritenuti responsabili della tentata giustificazione del massacro.
La ricostruzione giudiziaria di secondo grado ha attribuito una specie di responsabilità collettiva alla catena di comando presente sul posto, mentre il tribunale aveva assolto gli imputati. Un rovesciamento del verdetto da parte della Cassazione.
La notte del massacro
Genova blindata, chiusa: il G8 trasforma l’assetto del capoluogo ligure. Ci sono i potenti del mondo, la zona Rossa è protetta e inaccessibile, ma per le strade si riversano manifestanti da tutta Italia ed Europa, e non solo.
L’appuntamento è importante e bisogna far sentire la voce di chi sogna un “mondo diverso”. Volti diversi, accomunati dalla speranza, ma anche volti coperti, i “black block“. Protetti dal caos, dai passamontagna, scatenano violenze, distruggono, danno fuoco a macchine, tengono in scacco la città.
Si scatena la guerriglia, i pestaggi sono all’ordine del giorno, arriva anche un morto, Carlo Giuliani. La situazione è esplosiva, nonostante il G8 sia ormai terminato. Le forze dell’ordine cercano i violenti, i “black block”, ma troveranno solo i ragazzi del Genoa Social Forum e i giornalisti che erano lì a raccontare quanto stava succedendo.
Alla scuola Diaz ci sono i coordinatori del movimento, c’è il centro media, si dà rifugio ai ragazzi che il giorno dopo torneranno nelle loro città, ma il 21 luglio si cerca altro. Una molotov, dicono le forze dell’ordine, lì ci sono quelli che hanno aggredito la polizia con lanci di sassi e bottiglie, lì ci sono i pericolosi.
Così viene ordinata l’irruzione: mentre tutti o quasi dormono, il VI Reparto mobile di Genova della Polizia di Stato, più altri Reparti di supporto della stessa Polizia e dei Carabinieri irrompono alla Diaz, scatenando violenza e pestaggi.
Il caos, il sangue sulle pareti e un bilancio terrificante: furono fermati 93 attivisti e furono portati in ospedale 82 feriti, dei quali 3 in prognosi riservata e uno in coma. 63 saranno condotti in ospedale, gli altri 19 vengono trasferiti nel “carcere temporaneo” all’interno della caserma di Polizia di Genova Bolzaneto, dove subiranno altre violenze.
Quella notte, il 21 luglio 2001, a Genova, viene sospesa la democrazia: si scrive una delle pagine più nere della nostra storia recente. Una delle più vergognose.
La brillante carriera dei poliziotti della Diaz
I nomi sono tanti, alcuni eccellenti: tra gli altri Giovanni Luperi, all’epoca vicedirettore dell’Ucigos e ora ai servizi segreti interni, Francesco Gratteri, direttore dello Sco all’epoca e ora capo Direzione centrale anticrimine (4 anni), Gilberto Calderozzi, all’epoca allo Sco e ora direttore del Servizio centrale operativo (3 anni e 8 mesi), e Vincenzo Canterin, ex capo della squadra mobile di Roma (5 anni).
Giovanni Luperi: nel 2001 era vicedirettore dell’Ugicos, ora è a capo del dipartimento analisi dell’Aisi, ex Sisde.
Francesco Gratteri: all’epoca dei fatti era Direttore Servizio Centrale Operativo (Sco), ora è capo della direzione centrale anticrimine (Dca).
Gilberto Caldarozzi: nel 2001 vicedirettore centrale dello Sco, ora direttore.
Filippo Ferri: capo della Mobile della Spezia ora trasferito a Firenze; Fabio Ciccimmarra, commissario capo a Napoli, ora capo della Mobile dell’Aquila; Nando Dominici, capo della Mobile di Genova; Carlo di Sarro, vice capo Digos di Genova, ora commissario a Rapallo; Massimo Mazzoni, Renzo Cherchi e Davide Di Novi, tutti ispettori dello Sco; Spartaco Mortola, il capo della Digos di Genova che meno di un mese fa è stato nominato questore.
Massimo Di Bernardini: ex vicequestore della Mobile di Roma nel 2001, è stato riformato dalla polizia dopo un grave incidente in moto.
Vincenzo Canterini: allora comandante VII Nucleo speciale Mobile. Ha lasciato per limiti di età.
Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroli, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri, Vincenzo Compagnone: componenti del VII Nucleo, poi sciolto dopo i fatti della Diaz.
Pietro Troiani: vicequestore addetto alla logistica della Mobile di Roma.
Massimo Nucera e Salvatore Gava: entrambi nel VII Nucleo. Gava ha lasciato la polizia.
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Lun 09/07/2012 da Lorena Cacace in G8 Genova
E’ una vergogna come vengono trattate le Forze dell’Ordine, qui in Italia. Mentre i delinquenti dei centri sociali si divertono alle spalle dei poliziotti, i poliziotti rischiano la vita per le azioni criminali di questi soggetti..
Rispondi Segnala abusonon penso che i poliziotti siano sprovvisti di professionalità, piuttosto questi delinquenti che vanno contro con bombole spranghe ecc, sino dei galantuomini bene che sono morti fanno bene alla società civile o forse e meglio che prendano la medaglia i famigliari dei poliziotti per questi bastardi vagabondi.
Rispondi Segnala abusocosa commentate se non sapete la realtà dei fatti successi a Genova…questi polizziotti si sono dimostrati(assieme ad altri dei veri delinquenti, mentre altri si sono limitati al loro dovere, è indubbio, così come è innegabile la loro responsabilità) altro che “forze dell’ordine”, si sono dimostrati LA FORZA DEL DISORDINE con LICENZA DI UCCUDERE (v. altri casi come la uno bianca e singoli omicidi sparsi x l’Italia dai “NOSTRI” eroi!) SMETTIAMOLA con le false notizie, nelle forze dell’ordine ci sono troppi che deludono la divisa riparandosi dietro di questa per sadismo e godimento personale…la realtà delle cronache quotidiane parlano da sole!
E…chi li difende è come loro….falso e ipocrita! (senza offesa) risposte a Carolus, Cesara eGiovanna Gigante che scrivono madornali baggianate in difesa di quelli chew forse sono parenti o amici loro…vergogna!
Caro De Gennaro,la verità è che li avete abbandonati! Sicuramente a Genova ci sono stati degli errori, ma certamente non sono attribuibuibili a questi funzionari, men che meno al grande Gratteri. Uomini come lui nascono una volta sola! Profonda ammirazione per chi ha dedicato la sua vita alla lotta contro la mafia e ci ha dato la speranza di un’Italia migliore. Arriverà il tempo in cui giustizia sarà davvero fatta,di certo non pagheranno le persone perbene. Pensate che la gente onesta e perbene ricorderà il governo di tecnici, la Cancellieri, gli affari del quartierino? La gente ricorderà le gesta di un vero investigatore, dedito al lavoro più che alla famiglia. Francesco Gratteri come Giovanni Falcone!
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Nel frattempo i delinquenti festeggiano l’ennesima batosta inferta alle forze dell’ordine.
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