Strage di Ustica: lo Stato dovrà risarcire le famiglie delle vittime

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strage di ustica

La strage di Ustica fu causata da un missile e non da un’esplosione interna. Proprio per questo lo Stato è in dovere di risarcire i familiari delle vittime, perché non è riuscito a garantire la sicurezza. E’ questo ciò che ha affermato la Cassazione, condannando al risarcimento in sede civile. Il tribunale non è riuscito a motivare la teoria. In ogni caso la sua sentenza ha respinto i ricorsi che erano stati avanzati dal Ministero della Difesa e da quello dei trasporti, che volevano mettere in discussione i risarcimenti alle famiglie delle vittime del tragico volo.

I Ministeri avevano tentato di affermare che ormai la vicenda era caduta in prescrizione e poi avevano cercato di dimostrare che non può essere imputato allo Stato il reato di omissione di condotte doverose. La Cassazione ha replicato che le amministrazioni hanno l’obbligo di garantire la sicurezza dei voli.

Sono passati 32 anni da quel venerdì 27 giugno 1980 quando il DC9 sparì sopra le acque di Ustica, per poi squarciarsi in volo, scomparendo in mare, da quando vennero recuperati i corpi delle 81 vittime. Una verità giudiziaria attesa a lungo che però non ha mai chiarito i misteri e i dubbi che hanno sempre accompagnato quella tragedia: dal primo cedimento strutturale alle storie di missili Usa e libici ai tanti depistaggi che negli anni hanno lasciato domande aperte, senza dare risposte, definendo cosa non era successo, ma non cosa è realmente accaduto.

Cosa è successo il 27 giugno 1980

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Il venerdì del 27 giugno 1980, alle ore 19.04, il DC9 matricola I-TIGI della compagnia ITAVIA, decollato da Palermo, atterra a Bologna. Alle 20.08 l’aereo, volo IH870, con quattro membri di equipaggio e 77 passeggeri, riparte da Bologna per Palermo con un ritardo di due ore.

Alle 20.31 IH870 raggiunge la quota di crociera assegnata, di 29mila piedi, per poi scendere a 25mila alle 20.46. Alle 20.58 i piloti chiedono alla torre di controllo di Palermo come sono le condizioni meteo locali: è l’ultima comunicazione radio.

Alle ore 20,59 minuti e 45 secondi, il controllo aereo di Ciampino riceve l’ultimo segnale del transponder, l’apparecchio che segue e riconosce a posizione degli aerei: Il DC9 si trova tra Ponza e Ustica, a 25.000 piedi, sulla rotta assegnata, poi più nulla.

Alle 21.04 l’ATC di Palermo tenta di mettersi in contatto con il volo, senza ricevere risposte: il giorno dopo vengono mandate navi e mezzi e iniziano le ricerche che trovano prima una chiazza oleosa, poi i primi corpi delle vittime.

Solo sette sono in condizioni tali da permettere l’autopsia: il primo motivo dell’incidente fu cedimento strutturale. Iniziano i primi problemi e incongruità, anche perché la compagnia aerea era in difficoltà economiche e, tra provvedimenti giudiziari e amministrativi, è costretta a chiudere.

Le ipotesi e il MIG libico

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Il giorno dopo, il 28 giugno, al Corriere arriva una telefonata dove si rivendica la strage da parte dei NAR: il DC9 è esploso per una bomba portata a bordo da Marco Affatigato, estremista di destra latitante.

La rivendicazione non tarda a rivelarsi infondata: Affatigato è vivo e non era tra i passeggeri.

Poi il 18 luglio un caccia MIG-23 delle forze aeree libiche si schianta sui monti a Castelsilano, in Calabria. Viene recuperato il relitto con il corpo del pilota e l’autopsia conferma la data della morte al 18 luglio.

La commissione italo-libica istituita per l’occasione giunge alla conclusione che il MIG era precipitato per un malore del pilota: l’aereo era senza armi, ma che lo scoppio fosse provocato da una collisione esterna appare chiaro già dai primi soccorsi.

Si inizia a pensare che anche il DC9 sia stato abbattuto: lo sostiene tra l’altro il presidente dell’ITAVIA, Aldo Davanzali, alla fine del 1980. L’ipotesi che l’aereo si fosse trovato in mezzo a una misteriosa battaglia aerea inizia a prendere corpo.

La commissione strage e la sentenza giudiziaria

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La prima commissione ministeriale è presieduta da Carlo Luzzatti, dirigente Enac, che consegna il rapporto nel marzo 1982: il rapporto esclude l’ipotesi di una collisione in volo visto che nessun rada aveva rilevato altri veivoli in collisione con il DC9, ma esclude anche quella del cedimento strutturale. Si ipotizza quindi un’esplosione, ma non è possibile stabilire se per una bomba o un missile.

Per farlo c’è bisogno del relitto dell’aereo, ancora immerso nelle acque del Tirreno. Nel frattempo vengono trovate tracce di esplosivo su alcuni reperti: si tratta di esplosivo T4 che fanno il paio con alcuni segni, tipici delle esplosioni, ritrovati su alcuni rottami.

Il T4 è un esplosivo tipico delle testate militari come i missili, ma è anche usato come C4, il noto “plastico”.

Nel 1984 l’inchiesta viene cambiata: non si parla più di incidente ma di strage. Sarà solo nel 1987 che viene avviata la prima campagna di individuazione e recupero dei resti del DC9.

Si recupera metà dell’aereo: tra i resti c’è il registratore delle voci in cabina (CVR), fermo alle ore 20.59 e 51 secondi. Nel 1991 una seconda campagna recupera altri resti del veivolo che viene ricostruito per il 90 percento: c’è anche la scatola nera.

In ambito giudiziario nel 1989 il giudice istruttore Rosario Priore conclude l’inchiesta penale: la tesi è quella di un aereo, probabilmente il MIG-23 caduto in Calabria, nascosto nella scia del DC-9 e intercettato da caccia militari.

Il veivolo era troppo vicino al DC9 tanto da provocarne il cedimento strutturale. “Non doversi procedere in ordine al delitto di strage perché ignoti gli autori del reato“, conclude, rinviando però a giudizio alcuni ufficiali dell’Aeronautica Militare per aver nascosto i fatti e manomesso le prove.

Nel processo che segue tutti gli imputati sono assolti per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste, o prosciolti per prescrizione. Nel processo d’appello, tutti gli imputati vengono assolti perché il fatto non sussiste e nel 2007 la Cassazione confermava le assoluzioni.

La verità giudiziaria e le ipotesi: il muro di gomma

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La verità, quella che tutti sospettano è che il DC9 di Ustica è stato abbattuto da un missile e che a sparare probabilmente sono stati gli americani.

Il 27 giugno dei caccia americani tentano di intercettare il MIG 23 libico che si nascondeva in scia all’aereo civile italiano: lo vedono e sparano ma per errore colpiscono il DC9. In seguito ritrovano il MIG libico e lo abbattono.

Inizia così il depistaggio e la distruzione delle prove: niente deve essere trovato, vengono distrutti i radar e fanno in modo che il Mig sembri abbattuto tre settimane dopo. È il cosiddetto “muro di gomma“: qualsiasi inchiesta giornalistica si imbatte in un vero muro che rimbalza ogni tentativo di scoprire la verità, a dispetto di dichiarazioni, prove e testimonianze.

Sono soprattutto i giornalisti italiani a scavare nel mistero di Ustica. Uno è Andrea Purgatori del Corriere che raccoglie testimonianze e racconti e che ricostruisce il quadro.

Macché cedimento strutturale. Quella sera si sono alzati due dei nostri, per andare a intercettare due Mig libici su Ustica“, le dichiarazioni di un anonimo colonnello della base aerea di Grosseto, riportate il 3 marzo 1992;

C’è mancato poco che scoppiasse la guerra“: parole della cognata di Dettori, radarista di Poggio Ballone morto suicida, del 3 marzo 1992.
Il giornalista scopre che qualcuno ha aperto la cassaforte del giudice Priore. Non solo. Ci sono le intercettazioni, quelle che vengono sentite in aula.

Sono le 20:58 del 27 giugno: due operatori radar a Marsala parlano tra loro. “Sta’ a vedere che quello mette la freccia e sorpassa!“; “Quello ha fatto un salto da canguro!“. Alle 22:04 a Grosseto gli operatori radar parlano tra di loro e non si accorgono che il contatto radio con Ciampino è ancora aperto e vengono registrati. “… Qui, poi… il governo, quando sono americani…“; “Tu, poi… che cascasse… “È esploso in volo!“.

C’è poi anche la “confessione” del pilota del Mig libico, sempre dal Corriere: “Il pilota del Mig libico si autoaccusò per Ustica: Io sottoscritto pilota… colpevole dell’abbattimento e della morte di tanti…. Enrico Milani, siriano di nascita, cittadino italiano e interprete del controspionaggio militare, ha raccontato al giudice istruttore Rosario Priore di aver letto per la prima volta quelle parole il 19 luglio 1980 nel quartier generale del Sios Aeronautica”.

Tante le ipotesi: non solo gli americani, visto che sulla rotta del DC9 e quindi del Mig 23 c’erano anche i francesi. Si parla anche degli israeliani, di certo centrano i libici, ma nessuno ha mai spiegato.

Rimane aperta anche la pista della bomba: spiegherebbe alcune prove, ma non si può (o non si vuole) risalire alle motivazioni, anche perché, dopo la prima falsa rivendicazione, non ce ne furono altre.

La verità è le 81 vittime della strage di Ustica aspettano ancora giustizia: 32 anni dopo, come in tutti i misteri italiani, ci sono ancora troppe domande senza risposte.

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Mar 29/01/2013 da Lorena Cacace

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Katia 28 giugno 2012 17:41

“…il militare tedesco ha imparato dalla storia a legare l’asino dove vuole la legge, quello italiano continua a legarlo dove vuole il padrone…”

http://www.grnet.it/lopinione/99-lopinione/2575-ordini-militari-e-disordini-normativi

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Mantovani giovanni 4 settembre 2012 12:34

Nel 58 ho visto un UFO sul radar-tiro e posso dire tranquillamente chè è stato un ufo a disintegrare il DC9 con un raggio energetico !/50centesimo/sec

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Mauro72 11 settembre 2012 19:09

…Di mio posso riferire che..avevo l’età di 8 anni.. mi trovavo in vacanza con la mia famiglia presso località Praia a Mare, in Calabria, era una mattinata (orientativamente saranno state tra le 10 e le 12..), ci trovavamo al mare..in quel momento eravamo sulla spiaggia..premetto mio padre era un appassionato di aerei militari, possedeva l’intera enciclopedia MACH1 ricordo, poi era stato nell’esercito e ufficiale nei carabinieri….insomma..ad un certo punto..vedemmo e sentimmo passare davanti (da sx vs dx o viceversa chi se lo ricorda..considerate che la costa calabrese -eravamo lato tirreno per chi non conosce il luogo – è subito montagnosa a ridosso della costa..) … un aereo militare, ben distinguibile perchè piuttosto vicino, con volo radente sul mare, era moolto basso…mio padre..(che ogni volta passava in generale un aereo militare mi faceva due palle tanto nello specificarmi modello e caratteristiche..), ed io idem, osservammo che aveva una sagoma assolutamente anomala rispetto a quelle dei modelli in dotazione all’aviazione italiana (F104 a quel tempo, parlando di intercettori e similari..) o comunque occidentali…corrispondeva ad un MIG, che aveva un aspetto del tutto diverso rispetto agli aerei ‘occidentali’… neppure un MIRAGE francese ..mi ricordo bene mio padre rimase stupito..quello che risaltava, ricostruendo quel poco che ho in memoria, era la fusoliera e soprattutto le ali….lui appunto rimase stupito e si chiese cosa cavolo ci facesse un aereo del genere, tipo russo, dalle nostre parti…ci è rimasto a me e a lui sempre questo ricordo..penso particolarmente, credo, dopo che si iniziò a vociferare di caccia e battaglia col DC9 di Ustica…ci chiedemmo se poteva essere stato quello ritrovato caduto sulla Sila…PERO’..quando lo si vide era appunto mattinata..e ora io ricordo solamente che non combaciava, forse il giorno..o era la mattina dello stesso giorno ma propenderei più o per il giorno prima o al massimo il giorno dopo l’evento.. aggiungo che la spiaggia era piena di gente..ma..non so in quanti potessero disquisire tecnicamente del tipo di aereo che stava passando… non so che valore possa avere questo aneddotto ma mi è rimasto da sempre come un ricordo particolare..e qui lo riporto…

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