Terremoto 29 maggio 2012, operai costretti a tornare al lavoro. Così crollano i capannoni

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Terremoto in Emilia Romagna

I capannoni sono il simbolo del lavoro nel nostro Paese. In Italia sono più di 700.000 e negli ultimi giorni sono diventati delle vere e proprie minacce per le vite umane, a causa del terremoto che ha colpito l’Emilia. In Emilia Romagna ci sono più di 80.000 capannoni, che rappresentano il punto centrale dello sviluppo economico della regione. Molte di queste strutture sono crollate in questi giorni e quelli che sembravano i punti forti di un’economia nazionale basata sull’importazione e sull’esportazione si sono in realtà rivelati molto deboli e fonte di preoccupazione.

Ma perché questi capannoni sono crollati in modo così rapido? Lo spiega Bernardino Chiaia, professore al Politecnico di Torino: “Sono edifici molto semplici, formate da pochi pilastri e travi. Riescono a resistere solo a sollecitazioni verticali mentre in caso di sollecitazioni orizzontali, come quelle provocate da un terremoto, possono venire giù come un castello di carte“.

A tenere insieme travi e pilastri sono semplicemente delle cerniere. E se ci sembra impossibile che queste costruzioni siano realizzate in questo modo, bisogna considerare che prima del 2003, quando sono stati costruiti molti edifici, l’Emilia non era zona a rischio sismico.

capannoni cerniere

Non c’è quindi nessuna violazione delle regole, anche perché l’ultimo sisma molto forte nell’area risale al 1500. Nel 2011 la legge Tremonti bis prometteva incentivi alle imprese che reinvestivano gli utili in beni strumentali, come i capannoni, appunto.

Nel giro di pochi anni sono sorti innumerevoli capannoni, che si sono portati dietro altrettanto numerosi problemi. Ma bisogna dire anche che tutte le fabbriche coinvolte avevano ricevuto l’agibilità.

Eppure a Mirandola sono morte tre persone e un altro operaio è morto a Medolla, nell’Aries Biomedicale, sempre a Medolla è morta un’altra persona sotto i capannoni dell’Haemotronic, a San Felice sul Panaro sono morti due operai e un ingegnere.

Infuriano quindi le numerose polemiche, ma ciò che resta è soprattutto la rabbia.

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Mer 30/05/2012 da Giorgio Rini in

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