Una vita da intercettati: intervista a Sergio Piga

Spostare il frigorifero e scoprire un complesso sistema di intercettazioni ambientali capace di carpire ogni nostra parola sconvolgerebbe la vita di ciascuno di noi, soprattutto di chi ha deciso di battersi per un’ideale e di dare uno scopo alla propria fede politica. Sergio Piga, operaio di professione, è uno dei membri di spicco di ‘A Manca pro s’Indipendentzia‘, un’organizzazione comunista che si batte per l’indipendentista della Sardegna, e probabilmente proprio per questa suo attivismo politico era tenuto sotto stretto controllo almeno fino a quando non ha casualmente rinvenuto nella propria abitazione le microspie. Ma scopriamo com’è andata direttamente dalle parole di Sergio Piga.
Come ha scoperto di essere intercettato?
Ho scoperto di essere intercettato perchè, facendo le pulizie cosiddette di primavera, ho spostato il frigorifero per cambiarlo di posto e la mia attenzione è stata attirata subito da una serie di ‘pezzi’ in più che uscivano dal vano del motore del frigo. Ho controllato meglio e mi sono sincerato del fatto che il mio frigo, nella piccola casa di famiglia in campagna, dove tra l’altro risiedo da circa un anno, era infestato di rilevatori e spie e da tutto il meccanismo annesso.
Che ne ha fatto delle microspie?
Le microspie, che in realtà non sono poi così micro, sono conservate in una busta qui in campagna. Chiaramente le ho staccate, ho come si dice ‘bonificato’ il mio frigorifero, ma attendo con impazienza che qualcuno venga a reclamarle.

La sua vita è cambiata? Come ci si sente a sapere che in ogni momento ci può essere qualcuno che ascolta la tua intimità?
“La mia vita non è cambiata affatto. Io milito da diversi anni in un organizzazione politica comunista e indipendentista sarda, ‘A Manca pro s’Indipendentzia’ (A sinistra per l’indipendenza) che nel luglio del 2006 subì 10 arresti fra i suoi militanti e dirigenti e circa una sessantina di perquisizioni in casa di militanti e simpatizzanti, fra cui anche io. L’accusa era di banda armata per quasi tutti, in seguito ad una serie di attentati che misero a “ferro e fuoco” – a detta degli inquirenti con in testa il PM Paolo De Angelis della DDAT di Cagliari – la Sardegna. Attentati rivendicati da sigle come OIR (Organizzazione Indipendentista Rivoluzionaria) e NPC (Nuclei Proletari per il Comunismo). ‘A Manca’ nasceva ufficialmente dopo anni di dibattiti diffusi in tutta l’isola sulla nascita di un nuovo soggetto politico rivoluzionario e sardo, nel marzo del 2006. Gli arresti avvennero a luglio”.
“Ora, sono legato strettamente ad ‘A Manca’, sono legato strettamente a quest’inchiesta e sono legato strettamente anche alla lotta di liberazione nazionale e sociale della Sardigna, per cui la mia vita non può cambiare per una intercettazione o per qualche micro o macrospia. Certo è che non fa affatto piacere sapere di essere spiati da dei perfetti “sconosciuti” magari 24 ore su 24, anche perchè la casa non è solo “mia”, ma di tutta la mia famiglia, fratelli, sorelle, amici che vengono a trovarmi, la mia compagna, insomma la mia intimità e la mia vita strettamente personale se ne va in padella. Non è una bella sensazione. provo molto schifo”.
Ha paura che possa succedere qualcosa a lei o alle persone che ama?
No, non ho paura. Mai avuto paura per le questioni legate alla mia militanza anticolonialista. La mia paura è a limite la paura di tutti quelli che credono e che lottano per l’emancipazione socio-economica dei popoli, dei lavoratori, e cioè di passare per matti, per streghe, di non essere creduti, di non essere appoggiati dallo stesso popolo che si vuole liberare e di restare inascoltati. Ho paura dell’ignoranza, del famoso sonno della ragione. Per quanto riguarda i miei familiari, loro sanno bene chi sono io e chi sono loro e sanno bene cosa succede in Sardigna. poggiano la lotta per cui non c’è paura di sorta. Le paure sono altre e ben più intangibili.
Lei si ritiene pericoloso? Per quale motivo avrebbero dovuto intercettarla?
“Domanda strana, inusuale. No, non credo di essere un uomo pericoloso. In base a cosa poi? Mi difendo, non offendo. Non sono un pacifista, sono pacifico e amo la gente in linea di massima, altrimenti non potrei manco essere un marxista, uno che crede nell’uomo. Io credo negli uomini, ostinatamente e continuamente smentito dal fatto che l’uomo è la bestia più brutale. Nonostante questo ci credo ancora, come potrei essere quindi pericoloso? Rispetto a un codice non mio ne tantomeno della mia terra e ne dei miei (non tuttti chiaramente) compatrioti allora si, sono “pericoloso”. E’ pericoloso chi vuole liberarsi dal pericolo? Allora sono pericoloso. lo devo essere. Sono secoli che subiamo il “pericolo”.
Le intercettazioni sono solo un aspetto di questo pericolo imposto, sono funzionali alla creazione di teoremi che fanno matti che fanno streghe che fanno la famosa “eversione” che altro non è che il tentativo ultimo forse di affrancarsi da questa catastrofe uniformatrice e (questa si!) nemica dell’uomo! Sono un patriota sardo, sono un socialista, sono allora un eversivo. Quindi sono pericoloso!”
Crede che qualcuno ci stia intercettando anche nel corso di questa intervista?
“E’ possibile che “qualcuno” ci stia intercettando anche nel corso di quest’intervista. Il “campo” è aperto no? Siamo nell’etere, è un attimo per un apparato investigativo. Ma è anche possibile che quest’intervista non se la filino manco di striscio!”
Crede che ci sia disparità di trattamento fra gli indipendentisti sardi e altrio movimenti autonomisti, come la Lega Nord o i siciliani dell’MPA?
“Cosa vuol dire disparità di trattamento fra gli indipendentisti? Gli indipendentisti sono una cosa ben precisa e con una lunga storia coloniale alle spalle. Non mi sembra che i leghisti del nord siano una colonia e nemmeno indipendentisti. Sono un coacervo di piccola borghesia reazionaria, intrarprendente e qualunquista, che fa molta confusione sui concetti di indipendentismo, separatismo, autonomismo, colonialismo ecc ecc ecc.
Per quanto mi riguarda fanno parte e sono eredi di quella borghesia industrialotta del Nord Italia che a casa mia ha fatto i suoi porci comodi con impianti petrolchimici, piccole industriette pagate con soldi pubblici, e per pubblici intendo soldi della Regione Autonoma Sarda, aperte e chiuse in un men che non si dica, villaggi “turistici” di basso livello, materie prime da estrarre senza ritegno e in maniera devastante senza possibilità di risanamento, ecc ecc.
Tutte cose che nel corso degli anni hanno importato modelli culturali diversi e estremamente negativi per la mia gente, che nel migliore dei casi è diventata peggio dei colonialisti. Gli altri sono emigrati in diaspora o direttamente morti per malattia, disoccupazione e per mille altri mali sociali derivanti dall’occupazione coloniale di uno Stato su una nazione senza stato. Ma questa è una storia veramente lunga che detta cosi perde anche di spessore”.
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Gio 21/06/2012 da Redazione NanoPress




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