Yara Gambirasio ultime notizie, una raccolta di firme per sostituire il pm

L’assessore regionale al Territorio e all’Urbanistica Daniele Belotti ha promosso una raccolta di firme tra politici per cercare di sostituire il pubblico ministero Letizia Ruggeri o, in alternativa di affiancarle un altro pm nel procedimento relativo alle indagini sull’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, di Brembate di Sopra. La raccolta di firme mira infatti, secondo chi ha preso l’iniziativa, di far collaborare il pm attualmente incaricato con un altro “pm di provata esperienza e capacità“.
L’assessore ha inviato la richiesta al ministro della Giustizia Paola Severino, al vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, al procuratore aggiunto di Bergamo e al procuratore generale della Corte d’Appello di Brescia. Secondo Belotti “quella di Yara è la più grande indagine investigativa, per uomini e risorse messe in campo, dai tempi del terrorismo e dei sequestri di persona“. Quindi “non si può assegnare l’incarico della sua conduzione in base al principio semplicistico che se ne occupa il magistrato di turno al momento della denuncia“.
In particolare l’assessore regionale fa riferimento ad alcuni errori che sono stati compiuti nel corso delle indagini, come “la mancanza di coordinamento tra le varie forze dell’ordine“. Pare addirittura che “diversi dna risulterebbero essere stati raccolti due volte, sia dai carabinieri che dalla polizia“. Tra gli altri errori descritti nella richiesta di sostituzione del pm ci sarebbero anche “l’affrettato dissequestro dell’area in cui e’ stato ritrovato il corpo, il mancato sequestro e la mancata perquisizione dell’auto e del furgone con cui Mohammed Fikri e i suoi amici si erano imbarcati diretti a Tangeri, il mancato controllo su un centinaio di operai stranieri che lavoravano al cantiere di Mapello, la mancata richiesta di rogatoria internazionale in modo da poter verificare se il telefonino di Yara fosse stato utilizzato all’estero“.
Inoltre, secondo Belotti, il rifiuto da parte del pm relativo all’accesso agli atti da parte dell’investigatore nominato dalla famiglia di Yara, è indice di “un basso profilo sia tecnico che morale della dottoressa Ruggeri per un caso di simile rilevanza“. Belotti afferma che bisogna “cercare di dare un nuovo slancio alla soluzione di un drammatico caso, l’omicidio di Yara, che ha emotivamente coinvolto tutti i bergamaschi e tutti gli italiani“.
Il mistero del cellulare scomparso
Dov’è finito il cellulare di Yara Gambirasio? Non si hanno più notizie del telefonino della tredicenne di Brembate di Sopra dal giorno della scomparsa, da quando Yara ha ricevuto l’ultimo sms da parte dell’amica Martina. Il cellulare da quel momento è sparito e nessuno è più riuscito a ritrovarlo. Dov’è quindi il telefonino della giovane scomparsa il 26 novembre 2010? L’assassino potrebbe averlo portato con sé e in questo caso esisterebbe anche la possibilità che il cellulare sia finito all’estero dopo l’omicidio.
In effetti sicuramente il cellulare non sarà stato abbandonato, considerando che l’assassino di Yara ha portato con sé tutto ciò che poteva, lasciando nella tasca degli abiti di Yara esclusivamente la scheda telefonica e la batteria del telefonino. Quindi il codice Imei del prodotto tecnologico è scomparso via con il responsabile dell’omicidio. Se il cellulare venisse riattivato infatti potrebbe essere utile incrociare i dati per scoprire a chi appartiene la nuova sim. Ma la riattivazione non è mai avvenuta.
Intanto le indagini non hanno portato ancora ad una svolta, dopo le analisi sulle celle telefoniche agganciate dal cellulare di Elisa Fusciello, una donna che sembra si trovasse nel luogo in cui è stato ritrovato il corpo di Yara. Si continua ad indagare sulla pista di Mohamed Fikri, il muratore che si trovava al lavoro nel cantiere di Mapello e che è stato arrestato mentre tentava di andare in Marocco. Si cerca di capire in particolare il perché di quella telefonata che Fikri ha effettuato con la fidanzata, mentre piange e afferma: “L’hanno uccisa davanti al cancello“. La ragazza gli dice: “Se non hai nulla da nascondere, non hai nulla da farti perdonare“.
Al momento però Giorgio Portera, il consulente nominato dalla famiglia di Yara per le indagini, non può accedere agli atti. Il pubblico ministero Letizia Ruggeri infatti lo ha vietato per protezione del segreto istruttorio.
Mer 01/02/2012 da Giorgio Rini










